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198 PARTE QUARTA io, secondo il mio consueto, venuto a visitarvi, voi il tutto pun¬ tamente mi diceste, pregandomi che essa novella volessi scri¬ vere; il che per ubedirvi, come a casa tornato fui, descrissi. Ora che le mie novelle in uno vuò raccogliendo, poi che questa per commandamento vostro fu da me scritta, convenevole mi pare che ella, come cosa da voi proceduta, a voi ritorni e resti sempre sotto il valoroso nome vostro appo il mondo, per testi¬ monio de l’osservanza mia verso voi, facendomi a credere che sempre sarà da voi allegramente letta e tenuta cara. State sana. NOVELLA XIV (XV) Uno scolare in uno medesimo tempo in uno istesso letto gode due sue innamorate, e l’una non si accorge de l’altra. Avendovi, signora mia osservandissima, detta la cagione del romore seguito tra gli scolari, ove erano alcuni auditori miei, contra li sergenti de la corte, e forse avendovi alquanto attri¬ stata per la morte di alcuni, che nel menar de le mani tra l’una e l'altra parte segui, mi pare essere debito de l'officio mio con alcuna piacevole novella levarvi parte de la tristizia da voi, come pietosa che séte, presa. E per cagione di parlar di scolari potendo essere processo il despiacere vostro, col parlar pure di uno scolare mi sforzerò allegrarvi. Ne lo studio de la città di Pavia fu uno scolare, il cui nome per convenienti rispetti mi pare di tacere, il quale, ancora che per essere di elevato ingegno attendesse agli studi filosofici, tuttavia, come su il fiorire de la giovanezza, che volontieri séguita il vessillo di amore, si diede tutto in preda a una assai bella donna, moglie di uno cittadino che de li beni de la fortuna si trovava commodamente agiato. Seppe si bene fare lo scaltrito scolare, che si fece molto dimestico di esso cittadino, il quale assai spesso lo invitava a disinare e a cenare seco; di modo che con questo pratticare in casa divenne anco dimestico de la sua amata donna. E cosi, in breve, andò la bisogna, che a quella narrando il suo amore e aggiungendovi preghiere caldissime, non essendo ella di marmo ma di carne e osse, di maniera insieme si dimesticarono che