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NOVELLA XIII (XIV) 195 accommodar il duca. Avenne una sera d’inverno, che tardi si cena, che il duca poco dapoi l’avemaria era intrato in casa del consigliero e con la donna lungamente si era amorosamente trastullato. Volendo poi partirsi, che già era l’ora de la cena, discese le scale, e in quello che egli passava per ¡scontro l’uscio de lo studio, messer lo consigliero usci de lo studio. Non si poteva nascondere il duca, ma da subito consiglio aiutato, fatto buono viso, salutò il dottore. È costume in Milano che la gran porta de la casa, massimamente quella de li grandi gentiluomini, non si ferma la sera se non quando si vuole cenare. Ora mes¬ sere lo dottore, conosciuto il duca, che con la spada ignuda in mano e la rotella era, disse: — Signor mio, che andate voi a questa ora facendo cosi solo? — E subito gridò a li servitori che allumassero de li torcili. 11 duca in quello li rispose che era venuto a quella estraordinaria ora a parlar seco per cosa di grandissima importanza. Si agitava nel secreto consiglio tra dui de li primi e più riguardevoli gentiluomini di Milano una lite di grandissima importanza, perché si piativa la rendita tra loro di più di diece millia ducati di oro ogni anno, né mai si erano potuti amichevolemente accordare, perché ciascuno di loro pre¬ tendeva avere ragioni da vendere. E tuttavia vi si erano intro¬ messi parenti de l’una parte e l’altra e persone religiose di autorità per acquetarli, ma il tutto era stato indarno. 11 duca, poi che tutti dui non mediocremente amava e averebbe voluto vedere una onesta composizione tra quelli, prese occasione da cotesta lite di scusarsi se a cosi fatta ora attorno se ne andava tutto solo. Presolo adunque per la mano, con quello intrò dentro lo studio; e fatto lasciare in quello uno torchietto acceso, poi che si furono assisi, in questo modo il duca al consigliero disse: — So che voi sapete quanto io desideri che la lite si componga, che tra li tali dui patrizi miei feudatari si litiga già molti mesi sono. E perché io ugualmente l’uno e l’altro amo, mi duole che in cotale litigio si consumino. Pertanto, sapendo io quanta sia la reputazione de la dottrina vostra e quanto séte abonde- vole di partiti in ogni cosa, di quale importanza si sia, sono a questa ora qui venuto a pregarvi che per amore mio vogliate