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IL BANDELLO

al molto magnifico e dotto

messer

francesco peto

fondano

salute


Quello giorno che voi a la presenza de la nuova Saffo, la signora Camilla Scalampa e Guidobuona, in casa sua recitaste l’arguto vostro epigramma fatto in lode de le maniglie de la incomparabile eroina la signora Ippolita Sforza e Bentivoglia, il nostro messer Antonio Tilesio molto quello commendò. Onde io, per l’amicizia che seco ho, lo pregai che anco egli volesse alcuno de li suoi poemi recitare. Egli, che è gentilissimo, non sostenne essere troppo pregato, ma con quella soavissima sua prononzia recitò il suo Pomo punico, o vero, come volgarmente si dice, granato, di modo che il vostro e suo poema mirabilmente a tutti piacque. Tutti dui poi, non contenti di averli recitati, di vostra mano scritti me li deste. Indi ragionandosi di varie cose, la signora Camilla pregò il Tilesio che con alcuna novella ci volesse alquanto intertenere. Il che egli graziosamente fece, narrandoci una non molto lunga novelletta, che a tutti fu grata. Quella, avendola io descritta, ho voluto che al nome vostro resti dedicata. Io, prima che mai vi vedessi, sommamente vi amai e desiderai conoscervi, a ciò incitato da l’autoritá del magno Pontano, che ne li suoi dottissimi scritti molto onoratamente vi ha collocato. Quando poi, giá molti anni sono, passai per Fondi e feci riverenza al generoso e magnanimo eroe, il gran Colonnese, il signor Prospero, egli fece che noi dui insieme parlassemo. Quivi cominciò l’amicizia nostra, M. Bandello, Novelle.