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NOVELLA X (Xl) 177 ma non di tanto fervente amore di quanto era da lei amato, perché non vi era parangone tra loro. Viveva allora in Padova uno de li nobili e ricchi gentiluomini che ci fosse, chiamato Vitaliano, il quale aveva una moglie giovane, fore di misura bella, gentile e molto vertuosa, di cui la fama per tutta la Marca trivigiana e per Lombardia volava, che ella senza parangone di beltà, di leggiadria, di costumi e aggraziate maniere e di vertù a quello tempo unica viveva. E perché Vitaliano altresì era il più bello giovane che in Padova fosse, e di lettere molto si dilettava e di ogni cara e bella vertù che a gentiluomo ap- pertenesse era adomato, e splendidamente e con gran liberalità viveva, tutta quella città l’amava e onorava, di modo che si diceva publicamente da grandi e piccioli non essere in que’ paesi la più compita e bella coppia di loro dui. Sentendo il signor Francesco tutto il di tanto lodare Vitaliano e la moglie, uno giorno, cavalcando con suoi cortegiani e altri gentiluomini, come si costuma, per la città e passando dinanzi al palazzo di Vitaliano, che era uno de li belli di Padoa, quivi giù da cavallo con la compagnia dismontò e intrò dentro; e sentendo che nel giar¬ dino alcuni belli mottetti si cantavano, si imaginó Vitaliano colà essere con la moglie, avendo udito dire quanto tutti dui del cantare e sonare di vari stromenti si prendevano piacere. Erano tutti quelli nel giardino a l'ombra di alcuni allori, cosi intenti a la musica che il signore, con la compagnia chetamente an¬ dando, quasi a 1’improviso li sovvragiunse. Cantavano, secondo che vi ho di già detto, alcuni belli mottetti a libro Vitaliano, la moglie, che Dianora aveva nome, e alquanti altri cantori, e facevano uno soavissimo concento, cosi maestrevolemente le so¬ nore voci a le parole accommodavano. Ma come si accorsero che il signore Francesco quivi era, tutti, lasciato il dolce canto, si levarono e riverentemente l’accolsero, massimamente il cortese e gentile Vitaliano. Volle il signore e disse loro che cantando tornassero tutti a li loro luoghi e seguitassero quella dolce ar¬ monia; e appresso loro per ¡scontro a la bella Dianora, per meglio vagheggiarla, si assise. Cosi con amoroso e ingordo occhio rimirando la beltà de la donna, che cantando parea che M. Bandello, Novelle.