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NOVELLA LX 15 |o minacciò. Il re, che che se ne fosse cagione, lo lasciò libe¬ ramente dire contra il suo contestabile tutto quello che egli volle. la fine, dopo essersi lungamente disfogato, il duca ultima¬ mente disse: — Io prometto a Dio, se mio nipote per questo ma¬ trimonio muore, non avendo altrimenti, che si sappia, peccato, che ne morranno più di dieci. — E detto questo, se n'usci de la camera del re senza prender altro congedo, e se n'andò al suo albergo. Rimase il re molto di mala voglia de la mala con¬ tentezza del duca, e si dice che stette buona pezza senza dir parola. Ora, perché il duca era il più nobil barone che fosse in tutta l’isola de l’Inghilterra ed uomo appresso a quei popoli di grandissima stima e di molto séguito, non volle che il con¬ testabile per quel giorno uscisse di castello, dubitando tuttavia di qualche inconveniente, e mandò più fiate per ¡spiare ciò che ¡1 duca faceva, il quale non fece altro movimento che saper si potesse. Il di seguente fece il re rivocar la sentenza publicata contra il signor Tomaso; nondimeno volle che tutti dui gli amanti rimanessero in prigione. Era il nipote del duca in una torre, a l’alto de la quale montando, poteva veder sua moglie, che era in un alto torrione assai vicino, e poteva da certe finestre parlar insieme; il che era pure a le passioni loro qualche alleggia- mento, avendo tuttavia speranza che il re, mosso a pietà, gli farebbe cavar fuori. Ma la speranza loro era vana, perché il re s’aveva fitto in testa di voler che là dentro facessero la vita loro. Condolendosi adunque tutti dui dei loro infortuni e pa¬ scendosi di vana speranza, s’andavano di giorno in giorno in¬ gannando. Essendo poi certificati de la deliberazione del re, il signor Tomaso un giorno, essendo sua moglie a la finestra, che piangeva di questo crudel proponimento del re, dopo averla, a la meglio che seppe e puoté, consolata, ancor che ella con- solazione alcuna non ammettesse, cosi le disse : — Consorte mia carissima e signora, io non vi cominciai già mai ad amare per ammorzar in modo alcuno questo mio amore; ma la volontà mia sempre fu ed ancora è, fin ch’io viverò, amarvi ed ono¬ rarvi. Medesimamente l’animo mio non fu mai di far cosa che in qual si voglia occasione vi potesse recare né danno né noia.