Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1912, V.djvu/174


NOVELLA IX (X) 171 disse: — Né questa, Bandello mio, starà male tra le novelle tue, che questi di mi mostrasti, quando il nostro piacevolissimo messer Francesco Berna ed io col non mai a pieno lodato signor Cesare Fregoso disinassemo a poi si retirassemo ne la tua camera. — Voi allora diceste che io questa novelletta devea descrivere; il che io vi promisi. Onde, avendola descritta, mi è paruto convenevole al nome vostro dedicarla e farvepe dono, ancora che sia picciolissimo e voi per le rare vostre doti di vie maggior degno siate, non tralignando punto da l’autore de la onorata vostra famiglia in Verona, che fu il dottissimo gran filosofo, teologo e poeta messer Dante Alighieri, del quale voi per diritta linea mascolina séte procriato, perciò che egli molti anni qui, sotto l’ombra de li signori Scaligeri, abitò, e vi lasciò uno legittimo figliuolo, dal quale è discesa la nobile vostra stirpe. E chi sarà di cosi rintuzzato ingegno, che stato sia a Ravenna e abbia visto il sepolcro di esso Dante, dove è sculta la mar¬ morea statua rappresentante la vera e nativa sua effigie, che, veggendo voi e il dotto in greco e latino messer Pietro vostro fratello, non dica che in viso portate la vera sembianza di esso Dante? Accettate dunque il mio picciolo dono, e in quello pigliate l’animo mio, che di molto maggior cosa desidera di onorarvi, acciò che in parte potesse sodisfare a le cortesi dimostrazioni vostre, che sempre verso me in molte cose mostrate avete. State sano. NOVELLA IX (X) Alfonso decimo re di Spagna repudia la moglie, non polendo aver figliuoli, e sposa una altra. Ma avanti le nozze la prima moglie si trova gravida, onde Alfonso ripiglia la prima e marita questa seconda nel proprio di lui fratello. Questi repudi, dal re inglese impíamente fatti, sono il più de le volte cagione di grandissimi mali. E per l’ordinario si costu¬ mano fare da' grandi signori ; da quelli, dico, che non ¡stimano le umane leggi e meno le divine, pur che possano li disonesti e illiciti loro ingordi e libidinosissimi appetiti adempire. Ora, venendo a la mia istorietta né uscendo in tutto de la materia