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NOVELLA V (Vi) 141 ingratissimi il più ingrato e infedele, la beltà e grazia de la du¬ chessa è ella cosi eccellente che ti abbia trasformato, come Ceree trasformava gli uomini con suoi incantesimi in varie bestie, ar¬ bori e sassi? Ti ha ella fatto di vejtuoso divenir arca di ogni vizio? di buono, malvagio? di uomo, una fera crudelissima? O falso amico mio, ben che tu mancato mi sia de la promessa e giurata fede, io nondimeno ti vuo’ attenere ciò che ti promisi, di non voler mai più vivere come tu divolgavi li nostri amori. Ma perché senza la tua vista io non saprei né potrei vivere, volontieri, se non fosse la téma de lo eterno danno, mi darei con le mie mani la morte, per compire di contentarti. Ma con l'estremo dolore, che a poco a poco mi va accorando, mi ac¬ cordo, il quale sento che in breve romperà lo stame de la mia travagliata vita. A questo salutifero dolore non voglio procurare rimedio veruno, né per via di ragione né per aita di medici. La morte sarà quella sola che al tutto darà fine, e vie più grata mi sarà, uccidendomi, che restare viva senza amico e senza contentezza. Ahi, fallace Fortuna, invidiosa de l’altrui bene, .come hai tu reso malvagio guiderdone a li meriti miei! Ahi, duchessa, che piacere è stato il vostro, quando, gabbandovi di me, senza che io vi nocesse già mai, in luoco cosi publico mi avete detto ciò che vi è paruto ! Or godetevi di quello bene che solamente a me apperteneva e non ad altri. Ora beffatevi di quella che si persuadeva, per celare li suoi affari e vertuo- samente amare, essere libera da ogni burla. E pur il motto de l’abbaiare, aimè! mi ha impiagato il core, fatt'arrossire in viso e impallidire di gelosia. Ahi! misero cor mio, chiaramente sento che più stare in vita non puoi ! L’amore male conosciuto ti ab- bruscia, la gelosia e il torto ricevuto ti agghiaccia e ancide, e l’ingiuria, con la doglia infinita che soffro, non permette in modo veruno che io consolazione alcuna porgere ti possa, essendo, come sono, la più sconsolata donna che nascesse già mai. Ahi ! povera anima mia e sciagurata, che, per troppo avere amata anzi pur adorata la creatura, ho posto in oblio il mio creatore ! Egli ti bisogna, anima mia, con vera contrizione de li peccati tuoi tor¬ nare a la immensa misericordia del tuo Salvatore, il quale per