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PARTE QUARTA abbandonata, cadere sovra il letto. Una damisella, che colà entro si era per dormire posta tra la cortina del letto e il muro, sen¬ tendo il romore che la misera dama cadendo su il letto fece, alzata un poco la cortina, conobbe la dama e non osò dire nulla, ma cheta se ne stette. Essa dama, allargato il freno a le amarissime lagrime, con una fioca voce in cotale maniera dicendo, si sforzava di sfogare l’acerbissimo suo dolore: — Ahi, misera me! che parole ho io udito dire? Elle sono pure la dif- finitiva sentenza de la morte mia. Io pure ho chiaramente in¬ teso il fine de la vita già felice, ora infelicissima. Oh il più amato che fosse da donna già mai, è questa la ricompensa, è questo il guiderdone del mio onesto, casto e vertuoso amore? Ahi, cor mio ! come facesti mai cosi dannosa e male conside¬ rata elezione di prendere per lo più leale il più sleale e infe¬ dele, per lo più verace e aperto il più bugiardo e doppio, per lo più segreto il più divolgatore e vantatore? Aimè! è egli possibile che una cosa nascosta agli occhi di tutto il mondo si sia rivelata a la duchessa? Aimè! mio fedele cagnolino, tanto bene ammaestrato e solo conscio de li miei pudicissimi amori, tu non sei già stato quello che gli abbia publicati. Chi dunque fu che li manifestò? chi fu che per gloriarse li discoperse? Egli è stato uno che ha la voce molto più grande di te, o mio fidatissimo cane, e ha il più ingrato core di quale si sia bestia al mondo. Egli è stato quello che contra il suo sagramento, contra la giurata promissione e contra la data fede e contra la nobilità del suo sangue ha fatto manifesta la già fortunata vita, che senza offendere persona noi lungamente e felicemente in¬ sieme avemo vivuto. O amico mio, di cui l'amore solo era abbarbicato nel mio core e col quale si è conservata la vita mia, adesso bisogna che io, publicandovi mio crudelissimo e mortale nemico, l’onore vostro come polve al vento con eterna infamia vostra si disperda; e mancando la vita mia, che più durar non può, il mio corpo a la terra si renda e l'anima vada dove piacerà a nostro signore Iddio, che eternalmente o felice goda i beni eterni, o dannata dimori ne le penaci fiamme del fuoco infernale. Ma dimmi, sleale, dimmi, o di tutti gli