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NOVELLA V (Vi) 139 parere. Ma veggendo che la dama del Verziero, ascoltando l'altre, nulla diceva, a quella rivolta, in uno core pieno di estrema gelosia la interrogò dicendo: — E voi, bella nipote, è egli pos¬ sibile che questa vostra grandissima beltà sia senza amico o servitore? — Allora la dama del Verziero con bellissima grazia riverentemente le rispose: — Signora duchessa, questa mia bel¬ lezza, quale ella si sia, non mi ha ancora saputo acquistare cotale acquisto di amico né servitore. — A questo la duchessa, colma di rabbiosa gelosia e invidia, crollando la testa, dispettosamente rispose: — Bella nipote, bella nipote, io vuo’ che voi sappiate che al mondo non è amore si segreto che a la fine non venga in luce e si discopra, né picciolo cagnoletto si maestrevolemente instrutto e fatto a la mano il cui ordinato abbaiare a lungo andare non s’intenda. — Io vi lascio pensare, eccellentissima madama, e voi, amabilissime signore e cortesi signori, quale fosse il dolore e l'estrema angoscia che il core trafisse a la sfortunata dama del Verziero, veggendo una tale cosa, tanto lungamente tenuta segreta, essere discoperta. Credette ella che Carlo, per qualche proposito che altre volte detto de la duchessa le avea, fosse veramente innamorato di quella, e che per questo a lei avesse scoperto il caso del cagnoletto. II che molto più di ogni altra cosa la tormentava, rodendole il core il freddis¬ simo e mordacissimo verme de la pestifera gelosia. E ben che di doglia ella si sentisse venire meno, tuttavia la sua vertù fu si grande e costante e cosi bene seppe reprimere l’interna pas¬ sione che, celando il suo acerbo dolore, quasi sorridendo, a la duchessa rispose che ella non si intendeva di linguaggio di bestie. Non fu nessuna di quelle dame, che di brigata con la du¬ chessa erano, che intendesse a che fine ella di abbaiare di cane avesse parlato. Stette uno poco la dama del Verziero, e poi, levatasi da sedere, e sovra modo dolente e di immenso cordoglio ripiena, passò in la camera del duca e da quella intrò ne la sua ove era alloggiata. Passeggiava il duca e vide la nipote in- trare in camera, e pensò che vi andasse per alcuno suo bisogno. Quando la sfortunata dama fu in camera, senza serrar la porta e credendo essere sola, si lasciò, come da la nativa forza