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PARTE QUARTA viso a Carlo che per innanzi fatto non aveva. La diavolessa de la duchessa, veggendo le sue bugie e gherminelle non va¬ lere, tanto fece e tanto disse e cosi notte e di tanto tempestò le orecchie al duca, che lo astrinse a devere intendere il nome de la donna, dicendo che tutte queste fizzioni faceva Carlo per celare la sua sceleraggine e che, non la nominando, ella non dava fede a le ciancie di Carlo. Astretto il duca dal continovo e fastidioso stimolo de la serpentina lingua de la sua scelerata consorte, passeggiando indi a poco in uno giardino, chiamò a sé Carlo e gli disse: — lo sono di modo molestato da la mia consorte che non mi lascia vivere, con dirmi che tu mi inganni non mi volendo manifestare il nome di quella dama che tu ami. Però, se tu vuoi che io in tutto esca fore di travaglio e mi acqueti, égli ti conviene dirmi il nome di costei. — Carlo, a queste parole quasi stordito, amaramente lagrimando disse: — Signore mio, se noi fossemo in luoco che nessuno ci po¬ tesse vedere, io mi gitterei a li vostri piedi e umilissimamente vi supplicherei, come adesso con tutto il core faccio, che non vogliate sforzarmi a palesare la mia signora e commettere tanta follia contra quella che già più di sette anni amo e adoro, avendola sempre, secondo le nostre giurate convenzioni, tenuta a ciascuno celata. Onde io meglio amerei morire che farle questa ingiuria già mai, conoscendo senza dubbio veruno che io in una ora perderò tutto il bene che in tanti anni avea acquistato. — Veggendo cotanta resistenza, il duca intrò in una estrema ge¬ losia, dubitando esser vero ciò che la moglie affermato gli avea; onde con turbato viso, tutto pieno di còlerà, disse: — Eleggi, Carlo, una de le due cose che ora ti propongo: o tu mi noma chi è colei che ami, o tu te ne andrai via bandito perpetuamente da le terre mie. E se, [lassati otto di che ti dono di termine per conciare i fatti tuoi, tu sarai ne li confini miei trovato, io di crudelissima morte ti farò smembrare. — Se mai fierissimo cordoglio o acerbissima pena trafisse il core di uno leale, fe¬ dele e vero amante, questo fu l’acuto coltello che passò l’anima del povero e infelice Carlo, con ciò sia che conosceva, rive¬ lando il nome de la sua cara amata, se mai si fosse risaputo,