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NOVELLA V (vi) 129 già mai atto alcuno veduto avete che possa condannarmi, o se vi è persona che veduto mi abbia privatamente parlare con lei né frequentare la sua camera, se voi mandato non me ci avete. Questo fuoco di amore non si può tenere coperto, perciò che è necessario che in alcuna parte si mostri ; e cosi accieca co¬ loro che da quello sono arsi, che assai sovente gli induce a fare i maggiori e strabocchevoli errori del mondo, di modo che i grandi e anco li piccioli si accorgono di loro. Pertanto, signore mio, umilmente vi supplico che degnate credere due cose di me, le quali sempre troverete essere verissime. Prima portate ferma openione che io vi sono cosi leale e fedele ser¬ vitore e si deliberato di sinceramente servirvi, che quando ma¬ dama fosse la più bella criatura del mondo, che mai Amore con tutte le forze sue non potria farmi mancare al debito de la mia servitù verso voi. Tenete poi per fermo che, quando ella non fosse vostra moglie, che agli occhi miei è tale che 10 non potrei in modo veruno piegarmi ad amarla, perciò che 11 sangue mio con il suo punto non conviene. Ben ne conosco de le altre assai con le quali di liggiero mi dimesticherei, pa¬ rendomi che la natura loro con la mia più si confaccia. — Il duca, cui difficillimo era credere male di Carlo in simile ma¬ teria, li disse: — Carlo, io ti voglio prestare fede di quanto mi dici; perciò va’e, secondo il tuo solito e che sei costumato, attendi a servirmi, assicurandoti che se io conoscerò, come mi affermi, che la cosa stia cosi, io di più in più ti amerò. Ma se io trovo il contrario, pensa che la tua vita è ne le mie mani. — Carlo allora quanto più seppe umilmente ringraziò il duca e li disse che sempre al suo giudicio si sommetterebbe ogni volta che provato fosse colpevole. La malvagia duchessa, veggendo Carlo come prima fare il suo officio e essere in grazia tornato del duca, arrabbiava di stizza e di còlerà e noi poteva soffe¬ rire, parendole che il marito non tenesse conto di lei. Onde, vinta da l’estrema ira che la rodeva e non le lasciava avere una ora di quiete, essendo una notte con il duca in letto, li disse, essendo intrata su il ragionamento di Carlo: — Veramente, signore mio, egli vi saria bene impiegato che vi fosse dato il M. Bandkli.o, Novelle.