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PARTE QUARTA degnasse sospendere il suo determinato giudicio fin che avesse chiaramente intesa la verità del fatto, perciò che mai non aveva contra lui, in qualunque modo si sia, pensato fallire, non che fallito. Andò l’amico di Carlo e fece fidelmente l'officio che do¬ veva, e la lettera diede al duca. Lesse il duca quanto Carlo gli scriveva e tenne per fermo che Carlo non fosse colpevole, veg- gendo che si voleva giustificare; onde credette che la duchessa di alcuno sdegno feminile devesse essere contra Carlo in còlerà, ma al vero non se seppe punto apporre. Ordinò poi che Carlo devesse venirgli secretamente a parlare. Non mancò l'innocente Carlo subito al suo signore appresentarsi. Come il duca lo vide, per meglio spiare l’animo di quello, con turbato viso e menac- cevole voce, di indignazione colma, iratamente li disse: — Carlo, Carlo, la nodritura che in te sino da fanciullo ho fatto, e li beni che ti ho donati non meritavano già mai che tu ti met¬ tessi in prova di volermi disonorare, cercando di voler violare mia moglie, rendendo meco tutta la progenie mia infame. E se io avessi fatto quello che tu meritavi, tu ora non saresti vivo, ma averesti ricevuto il guiderdone che la tua sceleratezza me¬ ritava. Egli è ben vero che io resto molto dubbioso se il fatto è come mi è stato riferito. — Non si smarrì punto a queste pa¬ role Carlo, ma con animo fermo ringraziò il duca che a furia corso non era, offerendosi a ogni cimento di prova, e fosse chi si volesse che lo accusasse, che egli li sosterrebbe con l’arme in inailo che mentiva, perché, ove non ci erano degni di fede te¬ stimoni, era necessario venire a la prova de le arme. Alora disse il duca: — L’accusatore altre arme non porta che la sua chiara onestà, perché mia moglie è quella che mi dimanda di te vendetta, che tu abbia avuto ardire richiederle il suo amore. — Udendo Carlo tanta malignità de la duchessa, non volle altri¬ menti di quella al duca querelarsi e manifestare il fatto come era seguito; ma con voce ferma, punto non smarrito, in questo modo riverentemente al duca rispose: — Eccellentissimo signore mio, madama può dire ciò che più le aggrada; ma io sono bene certissimo che ella si inganna grandissimamente, assicurandomi in questo la mia innocenzia. Considerate voi, signore mio, se