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IO PARTE TERZA vero, deveva esser più mio parente assai che vostro, cioè, in¬ tendetemi sanamente, deveva esser molto povero. Dodici mila scudi farebbero ridere il più grandissimo malinconico che si truovi. Fa il vostro parente pensiero tra sé che egli è nobilis¬ simo e che la nobiltà de l’uomo non mai dipende da la donna, ma l'uomo è quello che fa nobilissima la donna; di modo che questa vostra parente non è oggi più beccaia ma è nobilissima, e per tale la devete voi tenere. Né questo atto è cosa nuova. Il nostro messer Galeazzo Calvo, sovranominato Marescotto, s’innamorò d’una ortolana, e la prese per moglie e n’ebbe figliuoli di grandissima stima, che tutti furono, con i figliuoli loro, sono e saranno Marescotti e non ortolani. — Alora messer Giro¬ lamo Cittadino: — Cotesti — disse — non sono miracoli. Io credo che i signori conti Borromei siano nobili e dei ricchi feudatari de lo stato di Milano. Nondimeno il conte Lodovico a’ nostri di non s’è sdegnato di pigliar per moglie una figliuola d’un fornaio, e tuttavia i figliuoli suoi non sono in conto alcuno meno nobili che si siano quelli del conte Lancilotto suo fratello, che prese per moglie una sorella del signor Antoniotto Adorno duce di Genova. Non si dice anco che uno dei marchesi di Saluzzo prese una villanella per sua donna, e i figliuoli che nac¬ quero non restarono per questo che non fossero marchesi? Si che se il Vesconte ha preso costei, l’ha fatto per bisogno del danaro. Io ho sentito dire più volte al signor conte Andrea Man- dello di Caorsi che come una donna passa quattro mila ducati di dote, che si può senza dubio sposare, se bene fosse di quelle che dànno per prezzo il corpo loro a vettura là di dietro al duomo di Milano. Credetelo a me, che oggidì, chi ha danari pur assai, è nobile, e chi è povero è riputato ignobile. Io veggio quel povero vecchio, il Vescontino, che è pure uscito del vero ceppo dei Vesconti, e nondimeno, perché è povero e va con duo secchi in collo vendendo olio per la città, è tenuto vile e non n'è fatto stima, come sarebbe se egli fosse ricco. — E cosi ragionandosi variamente di questo caso, io mi ricordo che voi diceste che anco in Ferrara il conte Ercole Bevilacqua s’era innamorato d’una donzella de la signora Diana, generata