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NOVELLA V (Vi) 121 fiamma che miseramente la tormentava. Ma il tutto era indarno, perché Carlo altrove aveva i suoi pensieri e a cosa che ella si facesse non metteva mente. Per il che l'affocata donna, vinta dal suo libidinoso appetito, non si potendo più contenere né aspettare di essere pregata, deliberò essere quella che le sue amorose e mordaci passioni a Carlo discoprisse. E non le pa¬ rendo poter con lettere si bene esprimere l'amoroso suo fuoco come a bocca fatto averebbe, accompagnando le parole con ven¬ ticinque lagrimette e altri tanti ardenti sospiri, uno di che il duca era retirato a parlamento segreto, serrato in camera con l’ambasciatore del re di Francia e alcuni de li suoi consiglieri, ella, pigliata la opportunità, chiamò a sé Carlo; e mostrando avere cose d’importanza da conferir con lui, intrò su una loggia •e seco passeggiando li cominciò a dire: — Io sono forte mera¬ vigliata de li casi tuoi, che essendo tu nel fiorire de la tua gio¬ vanezza e riputato il più bello e vertuoso cortegiano di questa nostra corte, come esser possa che ancora tu non mostri amar qualcuna di tante belle dame e leggiadre damiselle che qui prat¬ icano. Tu puoi pur vedere che in corte non ci è gentiluomo che con alcuna di queste donne non si intertenga e non faccia, come si costuma dire tra noi « allianza», chiamando quella per •cugina, queH’altra per sorella, quella per cognata o per consorte o sua grande amica; e tutti per l’ordinario fanno il servitore de le dame. Ma tu con nessuna ti dimestichi. Io saperei vo¬ lentieri onde nasce questa tua salvatichezza. — Carlo allora molto riverentemente in questa guisa le rispose: — Madama, se io cre¬ dessi essere degno che alcuna di queste dame si potesse abbas¬ sare a mettere i suoi pensieri in me, forse che io ardirei talora presentare il mio servigio a una di loro. Ma dubitando, come di leggiero potrebbe accadere, essere disprezzato e che di me si gabbassero, mi fa che io non oso mettermi a quale si sia impresa amorosa. — Non dispiacque la saggia risposta del gio¬ vane a la duchessa, anzi le parve che in lei l’amore più fer¬ vente verso lui crescesse; onde con voce quasi tremante li disse: — Io ti assicuro, Carlo, che non ci è cosi alta dama in questa corte né in tutti questi paesi che non si tenesse bene aventurosa