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NOVELLA III (IV) 107 polvere tutto sporco e imbrattato, fuggendo con alcuni pochi de li suoi, da nessuna cosa più tosto fu da li nemici conosciuto che da la soavissima e grande esalazione degli odoratissimi un¬ guenti che a dosso portava. Egli fu preso e presentato a Amida vittorioso, il quale nessuna cosa più ebbe a core che fare ac¬ cecare suo padre Muleasse, facendoli con uno scarpellino di ferro affocato guastare le pupille degli occhi. Questa medesima crudeltà usò il perfido Amida contro Naasar e Abdalà, suoi menori fratelli che il padre seguito avevano. Scrisse dapoi a Francesco Tovarre come aveva alcuni pochi prigioni cristiani e che li restituirebbe. Gli scrisse anco come a Muleasse suo padre, che meritava molto maggior supplizio, avea lasciata la vita. E secondo che esso Muleasse altre volte molti suoi fra¬ telli avea accecati, che il medesimo avea fatto fare a lui, acciò che restasse esempio al mondo a li crudeli e sanguinari uomini i loro malefici non restare impuniti, gloriandosi lo scelerato figliuolo avere usato clemenzia verso il perfidioso padre lascian¬ dolo in vita. Scriveva anco che era contento confermare con alquante condizioni l'amicizia che Tovarre teneva con Muleasse, ¡stimando quella ne le perturbazioni del novo regno devergli essere molto a proposito e di gran profitto. Tovarre tutto ciò che al presente commodo poteva servire non rifiutava; onde Amida gli appresentò certa quantità di denari, che si desse per lo stipendio a li soldati spagnuoli che erano a la guardia de la Goletta. Restituì alcuni prigioni, tra li quali erano alcuni cri¬ stiani che militavano per l’ordinario a cavallo, li quali egli aveva incarcerali perché seguivano Muleasse. Questi prigioni si di¬ mandavano « rebattini ». Non sarà, penso io, forse fora di pro¬ posito che io vi dica che. gente sia questa che « rebattini » si chiamano, per quanto già, essendo io in Africa, ne apparai per relazione di molti. Devete adunque sapere questi rebattini essere reliquie di cristiani vecchi, che ne le antiche ¡spedizioni fatte da li nostri restarono in Africa; e perché erano uomini valorosi e leali, furono sempre in prezzo e onore appo li regi tunetani e a tutto quello popolo. Questi vissero sempre come cristiani, e fora de la porta di Tunesi verso il mezzodì, non