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NOVEL!.A III (IV) rompere e guastare la sperata vittoria che in mano averno, quanto che penso che farei molto meglio punire voi altri, più pronti a spaventare con falso timore i soldati che a menare ardita¬ mente le mani. — A questo rispose il.Tomasio, con alta e ferma voce dicendo: — La Fortuna certo, non mai tarda ultrice de la temerità, o Lofredio, in breve, secondo che me pare compren¬ dere, a tutti noi aprirà la via ¡spedita di testificare qual più di noi sarà stato de la vertù amatore. Io certamente al grado mio, con non vituperoso fine de la vita mia, onestamente mi sfor¬ zerò di sodisfare. Ma tu metti ben mente se a l’officio tuo e dignità de la prefettura tua sei per sodisfare, che cosi arrogan¬ temente le sagge ammonizioni e ben sani ricordi de li tuoi com¬ militoni disprezzi e, male consigliato, rifiuti e fastidisci. — Detto questo, si rivoltò a li soldati e con lieto viso disse loro: — Fra¬ telli, figliuoli e compagni miei, ecco il giorno che, piacendo a nostro signore Iddio, ci farà vittoriosi. — Andava innanzi Mu- leasse con una banda de li suoi famigliari a bandere spiegate. Dopo lui seguivano gli italiani, e già erano pervenuti a le Ci¬ sterne, ove pochi anni innanzi combattessimo con Barbarossa e lo debellassemo. Erano già iti vicini a Tunesi a tre miglia. Arrivarono alcuni spagnuoli a cavallo, che Tovarre mandava per avertire il re come dagli esploratori era avisato essere le insidie de li nemici tra gli oliveti, ove grandissimo numero di numidi stava in aguato. Ma questo aviso mandato dal Tovarre il re e il Lofredio facilmente sprezzarono, con ciò sia cosa che ne la loro manifesta roina a lunghi passi correvano, e tanto ar¬ ditamente quanto incautamente caminavano verso quella parte che è sopra l’arsenale e il porto. Come Muleasse fu da quelli che erano sopra le mura de la città conosciuto, una banda di africani bene in ordine, con impressione ostile e gran romore uscita de la città, con quelli di Muleasse cominciò bravamente a scaramucciare. Essi regi egregiamente sostenevano l’impeto de li nemici. Muleasse, che de la persona era molto prode, con la sua lancia quanti ne incontrava tanti ne feriva, poco avedu¬ tamente combattendo; onde ebbe una ferita su la faccia. Il che grandemente li soldati regi smarrì, di modo che cominciarono