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252 PARTE SECONDA NOVELLA XXXVI Nicuola innamorata di Lattanzio va a servirlo vestita ila paggio e dopo molti casi seco si marita, e ciò che ad un suo fratello avvenne. Io non posso se non dire che sia atto degno di meraviglia ciò che Lodovico fece, che essendo nobile e ricco andasse a servir altrui. Ma come si dice che egli era innamorato, subito cessa l’ammirazione, perciò che questa passione amorosa è di troppo gran potere e fa far cose assai piti meravigliose e strabocchevoli di questa. Né crediate che per altro la fabulosa Greci?, finga i dèi innamorati aver fatte tante pazzie vituperose quante se ne leggono, se non per darci ad intendere che come l’uomo si lascia soggiogar ad amore e penetrar l’amorosa passione al core e quivi abbarbicarsi, egli può dir d’aver giocata e perduta la sua libertà, e che miracolo non è se poi fa mille errori. Ora se vi pare che gran cosa fosse quella che Lodovico fece, che era uomo e non aveva téma che persona lo ripigliasse di ciò che faceva, o bene o male che si facesse, che vi parrà egli se udirete che una fanciulla operasse il medesimo e vestita da paggio andasse a servire, senza esser conosciuta, il suo amante? Veramente io mi fo a credere che più vi parrà meraviglioso l’atto di costei che quello di Lodovico. E per non tenervi più in tempo, vi dico che non è qui in questa dolce ed onorata compagnia nessuno di noi che non debba pienamente ricordarsi che i tedeschi e gli spagnuoli l’anno di nostra salute millecinquecento e ventisette cosi vituperosamente saccheggiarono Roma, e ben che i peccati di quella città meritassero esser castigati, nondimeno quelli che la saccheggiarono, essendo cristiani, non fecero bene, ancor che io intenda che per la maggior parte erano lutterani, marrani e giudei. Ma sia come si voglia, eglino si diportarono assai peggio che turchi e fecero di quelle enormissime e vituperose cose contra di Dio e dei suoi santi che non si ponno senza fierissimo cordoglio ricordare. Tuttavia la vendetta di sopra non è tardata molto, perciò che di venticinque in ven- tisei milia fanti che tante sceleratezze in quella città commessero,