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43S PARTE SECONDA provigione, armar il castellano e il cancegliero, e con la spada in mano se n’andò verso la camera ov’era la moglie. Aveva ne la mano sinistra il cancegliero un torchietto acceso. Giunti a la ca¬ mera, fece che il castellano picchiò a l’uscio e disse che erano venute lettere del padrone. Fece la donna levar de la lettiera da basso una sua vecchia che era consapevole del tutto, e le disse che non lasciasse entrar il castellano ma che si facesse dar le lettere. Venne la donna ed aperse l'uscio, a la quale fingendo sporger le lettere, il castellano diede con le mani nel petto e quella riversone fece cadere. In questo tutti tre con le spade nude en¬ trarono in camera e trovarono gli infelici amanti nudi nel letto, che avevano giocato a le braccia e a la donna per esser debole di calcagna era toccato lo star di sotto. Furono tutti dui subito presi e la cameriera anco ella fu pigliata. Pensi ciascuno di che animo devevano esser i tre prigioneri trovati in simil fallo: essi non ardirono mai dir parola. Comandò il signor del luogo che si recasse una fune e volle che la misera moglie ad un chiodo che in una trave era lungo e grosso, impiccasse il suo, amante. Fatto portar una scala, prese la donna la fune e quella, piangendo amarissimamente, al collo de l’amante annodò, e salita su la scala ed al grosso chiodo quella attaccata, il povero e sfortunato amante strangolò. Fece poi levar di camera tutte quelle cose che dentro v’erano e solamente in un cantone fe’ lasciar tanta paglia quanta a pena sarebbe bastata a dui cani per corcarsi. Poi disse a la moglie: — Donna, da che a l’onor mio e tuo non hai avuto riguardo ed hai un mio soggetto più di me amato, io vo’ che di continovo con lui dimori e che teco questa rea vecchia ruffiana se ne stia. Il perché fuor di questo luogo mai più non uscirai. — Né furono le parole vane. Egli fece di modo con crate di ferro conciar la finestra che impossibile era uscirne; poi fece murar l’uscio e vi lasciò solo un picciolo buco per il quale a le povere donne faceva dar pane ed acqua e non altro, lasciando la cura al castellano del tutto. Le sciagurate donne amaramente il lor fallo piangendo, chiuse restarono, ove guari non stettero che comin¬ ciando l’impiccato a putire, si sentiva cosi gran puzzo che tutto il mondo si sarebbe ammorbato. Or qual fusse la vita de la