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430 PARTE SECONDA cotesto è picciol fallo. Io vo’ che per amor mio perdoniate a madonna e che mettiate giù questa vostra còlerà e più non ne sia altro. Orsù, fate, madonna, recare del lume, ché io aprirò a messere. — Arrivò in questo cantando il milanese, e sentendo ciò che dicevano, disse: — Olà, che ora è questa da far rumore? Al corpo del vermocan che saria meglio bever un tratto e an¬ dar a dormire. — Fra tanto la donna andò a la cucina e fece che la fante recò del lume. Il bresciano cosi, borbottando, venne giù ed ¡ratamente disse: — Moglie, ringrazia Dio e costoro che ci sono venuti, altrimenti io t’insegnava scherzar meco. Affrettati ed al¬ luma il fuoco, ché io mi muoio di freddo, ed ordina tosto da cena. — La donna accese il fuoco e mise la fante in faccende; e mentre distendeva la tovaglia, disse il bresciano: — Amici miei, voi cenerete meco e mangerete de la torta. — Il milanese rispose che cenato aveva, ma che nondimeno piglieria dui bocconi. — Qr sia con Dio — disse il bresciano; — ché se questa pazza non mi faceva entrar in còlerà, io averei cenato e voi non avereste man¬ giata de la torta. Moglie, va’ per vino e cava del « raspato » de la possessione di San Pietro, ché a dirli il vero, la maggior paura che io avessi era che tu non trangugiassi la torta senza me. — Ella facendo vista di prender animo, gli rispose: — Io lo deveva ben fare, poi che avendo io a caso spento il lume, faceste tanto romore. — Detto questo ella andò per vino e trovò dentro il rivolto il prete che aspettava pur uscir fuori; ma ella volle che entrasse dentro e desse ber al suo stallone. Gli disse poi quanto voleva che facesse. Indi tratto un grandissimo strido e lasciato il vaso in terra, se ne venne fuggendo ove il marito era, il quale avendola sentita gridare, con i dui che seco erano andò ad incontrarla. Ella tutta tremando disse loro che dentro il vólto aveva visto uno e che non sapeva chi si fosse. Il bresciano crol¬ lando il capo — Io veggio bene — disse — che tu hai bevuto. — Aveva una vertù la donna oltra l’esser puttanissima, che assai spesso s’inebriava. — Mai si — rispose ella — io ho bevuto. Anda¬ tevi voi, ché io per me non sono per venirci. — Andarono tutti tre e trovarono il messer che faceva la gatta morta, il quale come gli vide, disse loro: — Lodato Dio che io veggio qui tre miei amici.