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4o6 PARTE SECONDA — Buona vita, ov’è Romeo? — Giulietta udita la voce e cono¬ sciuto il frate, alzando il capo disse: — Dio vel perdoni, voi man¬ daste ben la lettera a Romeo! — Io la mandai — rispose il frate — e la portò frate Anseimo che pur tu conosci. E perché mi dici tu cotesto? — Piangendo acerbamente, Giulietta — Salite su — disse — e lo vederete. — Sali il frate e vide Romeo giacersi che poco più di vita aveva, e disse: — Romeo, figliuol mio, che hai?— Romeo aperti i languidi occhi lo conobbe e piano disse che gli raccomandava Giulietta, e che a lui non accadeva più né aita né conseglio, e che pentito dei suoi mali a lui e a Dio ne domandava perdono. Puoté a gran pena l'infelice amante proferir queste ultime parole e percuotersi lievemente il petto, che perduto ogni vigore e chiusi gli occhi se ne mori. Quanto questo fosse grave, noioso e quasi insopportabile a la sconsolata moglie non mi dà il core di poterlo dimostrare, ma pensilo chi veramente ama e s’imagini a si orrendo spettacolo ritrovarsi. Ella miseramente e senza prò affliggendosi, il pianse assai, e molte fiate l'amato nome invano chiamando, piena d'angoscia sovra il corpo del marito si lasciò tramortita cadere e buona pezza ¡svenuta stette. 11 frate e Pietro oltra modo do¬ lenti tanto fecero che ella rivenne. Rivenuta che fu, s’aggruppò in una le mani ed allargato il freno a le lagrime, tante e tante ne versò quante mai femina ne spargesse, e basciando ¡1 morto corpo diceva: — Ahi dolcissimo albergo di tutti i miei pensieri e di quanti piaceri mai abbia goduto, caro ed unico mio signore, come di dolce fatto mi sei amaro ! Tu sul fiore de la tua bella e leggiadra giovanezza hai il tuo corso finito, nulla curando la vita che tanto da tutti viene stimata. Tu sei voluto morire quando altrui il vivere più diletta, e a quel fine giunto sei ove a tutti o tardi o per tempo arrivar conviene. Tu, signor mio, in grembo di colei sei venuto a finir i giorni tuoi, che sovra ogni cosa amasti e da la quale unicamente sei amato, ed ove quella morta e sepellita esser credevi, volontariamente sei ve¬ nuto a sepellirti. Già mai tu non hai pensato aver queste mie amarissime e veracissime lagrime. Già non ti persuadevi andar a l’altro mondo e non mi vi ritrovare. Io son certissima che non