Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, II.djvu/401


398 PARTE SECONDA male e scandalo cagione, come a mano a mano intenderete. Fra questo mezzo in Verona s’apparecchiavano le solennissime esse- quie de la giovane che si teneva per morta, e si deliberò farle quel di stesso ne l’ora tarda de la sera. Pietro servidor di Romeo sentendo dire che Giulietta era morta, tutto sbigotti e deliberò tra sé d’andar a Mantova, ma prima aspettar l’ora de la sepol¬ tura de la giovane e vederla portar a la sepoltura, per poter dir al suo padrone che veduta morta l’aveva. Ché pure ch’egli potesse di Verona uscire, faceva pensiero cavalcar di notte ed a l’aprir de la porta entrar in Mantova. Fu adunque sul tardi con uni¬ versa! dispiacere di tutta Verona levata la bara funebre con Giulietta dentro, e con la pompa di tutti i chierici e frati de la città indirizzata verso San Francesco. Pietro era cosi stordito e per la compassione del suo padrone, il quale sapeva che unica¬ mente la giovane amava, cosi fuor di sé che mai non ebbe avviso d’andar a veder fra Lorenzo e parlar seco, come l’altre volte era solito di fare ; ché se egli andava a trovar il frate, averebbe intesa l’istoria de la polvere, e dicendola a Romeo, non succedevano gli scandali che successero. Ora vista che egli ebbe Giulietta in bara e quella manifestamente conosciuta, montò a cavallo e andato di buon passo a Villafranca, quivi a rifrescar il suo cavallo e dormir una pezza attese. Levatosi poi di più di due ore innanzi giorno, nel levar del sole entrò in Mantova e andò a la casa del padrone. Ma torniamo a Verona. Portata la giovane a la chiesa e cantati solennemente gli uffici dei morti, come è il costume in simili essequie di farsi, fu circa mezz’ora di notte messa ne l’avello. Era l’avello del marmo molto grande fuor de la chiesa sovra il cimitero, e da un lato era attaccato ad un muro che in un altro cimitero aveva da tre in quattro braccia di luogo murato, ove quando alcun corpo dentro l’arca si met¬ teva, si gettavano l'ossa di quelli che ivi primieramente erano sepelliti, ed aveva alcuni spiragli assai alti da la terra. Come l’arca fu aperta, fra Lorenzo fece tantosto in una de le bande de l’avello ritirar il corpo di Tebaldo, il quale perché di natura era stato molto magro ed a la morte aveva perduto tutto il san¬ gue, poco era marcito e non molto putiva. Fatta poi spazzar