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NOVELLA IX 391 distillatore d’erbe e d'altre cose e che distillate un’acqua che in due ore senza far dolore alcuno a la persona ammazza l'uomo. Datemene tanta quantità che basti a liberarmi da le mani di questo ladrone, poi che altramente a Romeo render non mi po¬ tete. Egli amandomi come so che m’ama, si contenterà ch’io più tosto mora che a le mani d’altri viva pervenga. Me poi libe¬ rarle da una grandissima vergogna e tutta la casa mia, perciò che se altra via non ci sarà a levarmi fuor di questo tempestoso mare ove ora in sdruscito legno senza governo mi ritrovo, io vi prometto la fede mia e quella vi attenderò, che una notte con un tagliente coltello contra me stessa incrudelirò e mi segherò le vene de la gola, ché prima morir deliberata sono che di non mantener la fede coniugale a Romeo. — Era il frate un gran¬ dissimo esperimentatore che ai suoi di aveva cercati assai paesi ed erasi dilettato di provare e saper cose diverse, e sopra il tutto conosceva la vertù de l’erbe e de le pietre, ed era uno dei gran distillatori che a quei tempi si trovassero. E tra l'altre sue cose egli componeva alcuni sonniferi semplici insieme ed una pasta ne faceva, che poi riduceva in minutissima polvere che era di meravigliosa vertù. Ella poi che era con un poco d’acqua be¬ vuta, in uno o dui quarti d’ora di modo faceva dormire chi bevuta l’avesse e si gli stordiva gli spiriti e di maniera l’acconciava, che non c’era medico per eccellentissimo che fosse e ben pra¬ tico che non giudicasse colui esser morto. Teneva poi in cosi dolce morte il bevitore circa quaranta ore almeno e talora più, secondo la quantità che si beveva e secondo il temperamento degli umori del corpo di chi la beveva. Fatta che aveva la polvere la sua operazione, svegliavasi l’uomo o donna né più né meno come se lungo sonno dolcemente avesse dormito, né altro dis¬ turbo o male faceva. Ora avendo messer lo frate intesa chiara¬ mente la deliberata disposizione de la sconsolata giovane, a pietà di lei commosso, a gran pena puoté ritener le lagrime onde con pietosa voce le disse: —Vedi, figliuola mia, egli non bisogna parlar di morire, perché io t’assicuro che se una volta morrai, che di qua non tornerai più se non il giorno de l’universal giudizio, quando insieme con tutti i morti saremo suscitati. Io vo’ che tu pensi