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382 PARTE SECONDA nulla dir poteva. Era al medesimo segno l'infiammato amante, parendogli simil piacere non aver gustato già mai. Comincia¬ rono poi a basciarsi l’un l’altro con infinito diletto ed indicibil gioia di tutte due le parti. Ritiratisi poi in uno dei canti del giardino, quivi sovra certa banca che ci era, amorosamente in¬ sieme giacendo consumarono il santo matrimonio. Ed essendo Romeo giovine di forte nerbo e molto innamorato, più e più volte a diletto con la sua bella sposa si ridusse. Poi messo or¬ dine di trovarsi de l'altre volte insieme ed in questo mezzo far praticar messer Antonio per far la pace ed il parentado, Romeo basciata mille e mille fiate la moglie, se n’usci del giardino seco stesso pieno di gioia dicendo : — Qual uomo oggidì al mondo si truova che di me più felice viva ? qual sarà che meco in amor s'agguagli? qual si bella e si leggiadra giovanetta come io ho, ebbe già mai? — Né meno fra se medesima Giulietta si prezzava e si teneva beata, parendole pure che impossibil fosse che si potesse trovar un giovine che di bellezza, di belle maniere, di cortesia, di gentilezza e di miU’altre care e belle doti al suo Ro¬ meo fosse uguale. Aspettava adunque con il maggior desiderio ilei mondo che le cose in modo si adattassero che senza so¬ spetto ella potesse Romeo godere. Cosi avvenne che alcuni di gli sposi insieme si ritrovarono ed alcuni no. Fra Lorenzo tuttavia praticava quanto poteva la pace tra’ Montecchi ed i Capelletti, ed aveva ridutto le cose ad assai buon termine, di tal maniera che sperava conchiuder il parentado degli amanti con buona sodis- fazione di tutte due le parti. Erano le feste de la pasqua de la resurrezione, quando avvenne che su il Corso vicino a la porta dei Borsari verso Castelvecchio molti di quelli dei Capelletti incontrarono alcuni dei Montecchi e con l’arme fieramente gli assalirono. Era tra i Capelletti Tebaldo primo cugino di Giu¬ lietta, giovine molto prode de la persona, il quale essortava i suoi a menar le mani animosamente contra i Montecchi e non risguardar in viso a persona. Cresceva la mischia, e tuttavia a l’unaed a l’altra parte venendo aita di gente e d’arme, erano gli azzuffati in modo accesi che senza risguardo veruno si davano di molte ferite. Or ecco che a caso vi sovragiunse Romeo, il