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378 PARTE SECONDA còlto, misero voi, che sarebbe de la vita vostra? Non sapete voi la crudel nemistà che regna tra i vostri e i nostri e quanti già morti ne sono? Certamente voi sareste crudelmente ucciso, del che a voi danno e a me poco onore ne seguirebbe. — Signora mia — rispose Romeo, — l’amor ch'io vi porto è cagione ch’io a quest’ora qui venga; e non dubito punto che se dai vostri fossi trovato, eh’essi non cercassero d’ammazzarmi. Ma io mi sforzarci per quanto le mie deboli forze vagliano, di far il debito mio, e quando pure da soverchie forze mi vedessi avanzare, m’inge¬ gnerei non morir solo. E devendo io ad ogni modo morire in que¬ sta amorosa impresa, qual più fortunata morte mi può avvenire che a voi vicino restar morto? Che io mai debbia esser cagione di macchiar in minimissima parte l’onor vostro, questo non credo che avverrà già mai, perché io per conservarlo chiaro e famoso com’è mi ci affaticherei col sangue proprio. Ma se in voi tanto potesse l’amor di me come in me di voi può il vostro e tanto vi calesse de la vita mia quanto a me de la vostra cale, voi levareste via tutte queste occasioni e fareste di modo che io viverei il più contento uomo che oggidì sia. — E che vor¬ reste voi che io facessi? — disse Giulietta. — Vorrei — rispose Romeo — che voi amassi me com’io amo voi e che mi lasciaste venir ne la camera vostra, a ciò che più agiatamente e con minor pericolo io potessi manifestarvi la grandezza de l’amor mio e le pene acerbissime che di continovo per voi soffro. — A questo Giulietta alquanto d’ira accesa e turbata gli disse: — Romeo, voi sapete l’amor vostro ed io so il mio, e so che v’amo quanto si possa persona amare e forse più di quello che a l’onor mio si conviene. Ma ben vi dico che se voi pensate di me godere oltra il convenevole nodo del matrimonio, voi vivete in gran dissimo errore e meco punto non sarete d’accordio. E perché conosco che praticando voi troppo sovente per questa vicinanza potreste di leggero incappare negli spiriti maligni ed io non sarei più lieta già mai, conchiudo che se voi desiderate esser cosi mio come io eternamente bramo esser vostra, che debbiate per moglie vostra legitima sposarmi. Se mi sposarete, io sempre sarò presta a venir in ogni parte ove più a grado vi fia. Avendo