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MOVICI.LA rx .ì77 quelle si ferrigno e spietato core alberghi ; anzi ini giova cre¬ dere che da cosi gentil e bel giovine altro non si possa aspet¬ tare che amore, gentilezza e cortesia. Ora poniamo che veramente, come mi fo a credere, m’ami e per sua legitima moglie mi voglia: non debb’io ragionevolmente pensare che mio padre noi consentirà già mai? Ma chi sa che per mezzo di questo paren¬ tado non si possa sperare che segua tra queste due famiglie una perpetua concordia e ferma pace? lo ho pure più volte udito dire che per gli sposalizi fatti, non solamente tra privati cittadini e gentiluomini si sono de le paci fatte, ma che molte volte tra grandissimi prencipi e regi tra i quali le crudelissime guerre re¬ gnavano, una vera pace ed amicizia con sodisfaciinento di tutti è seguita. Io forse quella sarò che con questa occasione metterò tranquilla pace in queste due casate. — E in questo pensiero fermata, ogni volta che Romeo passar per la contrada poteva vedere, sempre tutta lieta se gli mostrava; del che egli piacer grandissimo riceveva. E ancor che non meno di lei coi suoi pen¬ sieri avesse continova guerra ed or sperasse ed or si disperasse, tuttavia perciò passava dinanzi a la casa de l’amata giovane cosi di giorno come di notte con grandissimo periglio. Ma le buone viste che gli faceva Giulietta di più in più infiammandolo, lo tiravano a quelle contrade. Aveva la camera di Giulietta le finestre suso una vietta assai stretta cui di rimpetto era un ca¬ sale; e passando Romeo per la strada grande, quando arrivava al capo de la vietta vedeva assai sovente la giovane a la finestra e quantunque volte la vedeva, ella gli faceva buon viso e mo¬ strava vederlo più che volentieri. Andava spesso di notte Romeo ed in quella vietta si fermava, si perché quel camino non era frequentato ed altresì perché stando per ¡scontro a la finestra sentiva pur talora la sua innamorata parlare. Avvenne che es¬ sendo egli una notte in quel luogo, o che Giulietta il sentisse o qual se ne fosse la cagione, ella apri la finestra. Romeo si ritirò dentro il casale, ma non si tosto ch’ella noi conoscesse, perciò che la luna col suo splendore chiara la vietta rendeva. Ella che sola in camera si trovava, soavemente l’appellò e disse: — Romeo, che fate voi qui a quest’ore cosi solo? Se voi ci foste