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366 PARTE SECONDA mio potere non cerchi goder il vostro amore. E in questo non credo esser di lui men degno. Io pur qui sono, né senza la gra¬ zia vostra intendo a modo alcuno partirmi. E nel vero io sarei ben pazzo se quello che tanto ho desiato avendo a salva mano preso, scioccamente lasciassi fuggire. Si che minor male è che voi di vostra voglia quello mi diate che negar non mi potete. E quanto più tardate, voi fate il peggio, perciò che fra questo mezzo potrebbe venir colui a cui nome qui venuta séte, e ve¬ nendo, altro che scandalo non ne potrà riuscire. Egli è cosi possibile che io ancida lui come egli me. Oltra questo voi rimar¬ reste in bocca del volgo vituperata ed infame ed in perpetua disgrazia di vostro marito. Di me non sa persona che io qui sia, e non si sapendo, che temete voi? E se pur si sapesse che io qui fossi, qual sarà cosi sciocco che pensi mai che io senza aver goduto questa vostra bellezza sia partito? Egli è pure nel vero una espressa pazzia a voler incorrere in infamia perpetua senza cagione. Il perché, signora mia unica da me molto più amata che gli occhi miei propri, non mi vogliate far più languire. Oramai devereste pur esser certa del mio amore, de la mia fede e de la mia perseveranza. Sapete pure quanto è che io v'onoro, v’amo e che vi riverisco. Sapete quante fiate v’ho supplicato che di me vi piacesse aver compassione. Ora che la fortuna ci presta il modo, noi perdiamo, ché tutti dui poi ce ne potremo pentire. — Dette queste parole, egli la volle basciare gettandole le braccia al collo. Ma ella tutta piena di sdegno, quanto più poteva lo ributtava e sospingeva da sé, piangendo e fieramente lamentandosi. Ora poi che Crisoforo gran pezza si fu pregan¬ dola affaticato ed ebbe con pazienza sopportato i fastidi de la donna, lasciato il pregare, con minaccevol voce e rigido viso le disse: — Io veggio ora chiaramente che voi bramate che tutto Milano sappia i fatti nostri, i quali, poi che cosi volete, si sa- peranno. Io per viva forza quei piaceri di voi prendendo che più m’aggradiranno, obligo nessuno mai non ve ne averò, anzi come disonesta e rea femina appo tutto il mondo v'andero pu¬ blicando e vituperando, e a tutti dirò che per danari a voi pro¬ messi, v’abbia fatta qui venire. Il che facilmente mi sarà creduto,