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NOVKI.I.A Vili 365 voglia. — Accostatosi adunque a l’uscio, col piede soavemente una fiata picchiò, avendo di già pensata una apparente scusa se il rivale era in casa. Come egli ebbe la porta tócca, incontinente un servidore l’apri; onde Crisoforo senza punto indugiare si mise di dentro, tenendo per fermo che l'amico non ci fosse. Come ei fu dentro, senza altra considerazione spinse fuor di casa co¬ lui che aperto gli aveva e fece entrar il suo servidore, e subito inchiavò la porta. Salito poi sovra una scala, senti Apatelea che in una camera con la sua vecchia favoleggiava. Egli entrò dentro e disse: — Dio vi dia il bon giorno, signora mia. — I.a donna come senti la voce e vide che il suo amante non era venuto, tutta si stordi e piangendo disse: — Oimè, chi v' ha qui con- dutto? — Signora e padrona mia unica — rispose Crisoforo, — l’amore che io vi porto ed ho portato già tanto tempo, è stato la mia guida a questo luogo. Il perché umilissimamente vi prego che oramai vogliate aver riguardo a la mia fedelissima servitù e darmi il guiderdone che un cosi sincero e fervente amore merita. — Apatelea alora certe sue favole tessendo, diceva che molto forte di lui e de la sua temeraria presunzione si meravigliava, e che ella non era mica tale, quale forse egli s’imaginava, ma che quivi per certe sue bisogne e non per mal alcuno era venuta. Criso¬ foro che non voleva perder tempo e lasciarsi la preda scappar di mano, chiamato su il suo servidore, gli comandò che ben fermasse la porta verso la strada e poi che fuor di camera ne portasse la maledetta vecchia, la quale a la padrona s’era pian¬ gendo appigliata e non se ne voleva levare. Il buon servidore fece quanto gli era stato imposto, e l’amante a la donna avvi¬ cinatosi, piacevolmente cosi le disse: — Che io qui venuto sia non vi deve, signora mia, parer strano, con ciò sia che sapete quanto io v’amo e quante fiate v’ ho supplicato che degnaste darmi la comodità di poter essere insieme con voi. Ora che io ci sono, non crediate che cosi di leggero con le mani piene di mosche mi voglia partire. So che voi venuta qui séte per amor d’altri e so che egli questa casa per tale effetto ha condutta. Egli è gentiluomo e ricco, e questo e vie più maggior bene me¬ rita; ma non farà egli già mai ch’io non v’ami e che con ogni