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NOVELLA VII 355 del caldo che era grandissimo, essendo circa la fine del mese di giugno, ed altresì per la fatica del caminar a piedi, pareva che la giovane fosse più bella del consueto. Ella tutta ardita e snella andava or qua or là gentilmente risguardando, e l’an- nellate e bionde chiome sotto un galante e vezzoso cappello copriva, a la cui ombra i vaghi e lucidissimi occhi di quella non altrimenti vi scintillavano che le dorate e chiare stelle so¬ gnano ne l’ampio e sereno cielo fiammeggiare. Era poi nel viso e delicate guancie da vermiglio e nativo colore la sua pura can¬ didezza tanto ben mischiata che a chiunque la mirava faceva d'inusitata dolcezza sentir nuovo e dolcissimo ingombramento : di modo che l’abbate che ad altro non attendeva, vista la sua donna cosi bella, di nuovo desio sentendosi il petto fieramente acceso, fattosele innanzi e tratta del fodro la tagliente spada, cominciò a volerle far violenza per rapirla; onde i servitori veg¬ gendo quello che il loro signor faceva, tutti ad un tratto con l'arme in mano fecero un cerchio a la giovanetta e comincia¬ rono gli spaventati parenti di lei a sgridare e far altre cose che in simili insulti si costuman usare. Né di questo contenti, al petto ed a la gola dei gridanti e mercé ad alta voce chiamanti padre e madre de la giovane tutte le spade vibrarono, cercando talmente da la figliuola separarli che più di leggero quella potes¬ sero gremire. Da l’altra parte l’abbate si sforzava a la giovane le mani metter a dosso e di quella impadronirsi. Quale è di voi, o graziose donne, che non si senta tremar il delicato cor nel casto petto e che di pietà non si cominci tutta a commoversi e intenerirsi? lo per me mi sento morir la parola in bocca e cosi mancar le forze del dire che quasi non so più snodar la lingua a seguir il resto, tanta è la compassione che io ho del povero padre, de la meschina madre e de la infelice giovane. Ora ri¬ pigliando alquanto le consuete forze, non mi stenderò molto in dimostrarvi quale e quanta fosse la paura che ebbero gli sfor¬ tunati quando tante fulminee spade si videro loro d’ogn'intorno esser brandite. Ciascuna di voi, pietose donne, da se stessa pigli l'essempio e s’imagini con una figliuola da marito esser in simil mischia e cosi grave periglio. Che animo, che pensiero.