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352 PARTE SECONDA cavalieri. Il perché molto spesso avviene che per la varietà di tanti uomini accadeno varie cose per lo più degne che di loro si tenga memoria. Ma fra tante che tutto il di occorreno, una ve ne reciterò nuovamente, per quello che mio fratello me ne scrive, accaduta; la qual istorietta, per esser di quegli atti che solevano operare quelle antiche e famose donne romane o quelle tedesche che con aspra morte servarono la lor barbarica one¬ state, merita che resti viva e voli per bocca di tutti i gentili e generosi spiriti. Ed in questa istoria toccarete con mano che molte fiate sotto umili ed abbietti panni di gente mecanica e plebea albergano svegliati animi e nobilissimi spiriti. Si potrà ancor conoscere che questa nostra età non è, come forse alcuni stimano, cosi ridutta al verde che ancor non se le trove chi poco apprezza la vita per servarsi netta e pudica. A voi dunque, signora Ippolita, e a voi altre, bellissime e graziose donne, più che agli uomini il ragionar mio rivolgendo, dico che l’abbate Gesualdo, giovine nel Reame molto stimato e d'onorata ed an¬ tica famiglia, s’era in Napoli ridutto, ove in compagnia d'altri baroni e signori attendeva a diportarsi e consumar il tempo in giuochi ed altri piaceri. Onde avvenne che egli un giorno ca¬ valcando per la città, vide una fanciulla che agli occhi suoi parve la più bella e più gentilesca che ancora in tutto Napoli avesse veduta. Ed in modo le gittò l’ingorda vista a dosso che prima che si partisse da vederla si senti tutto in poter di lei esser rimasto, cominciando a conoscere che nel partirsi da quella pareva che le radici del core se gli strappassero. Era la gio- vanetta figliuola d'un orefice, al padre e a la madre che altri figliuoli non avevano, molto cara. Aveva ella un aspetto tanto formoso e bello ed era tanto aggraziata che da tutti universal¬ mente si giudicava per una de le più belle e graziose fanciulle che fossero in Napoli. Ora l'abbate, dopo che si conobbe esser cosi de le bellezze di costei invaghito che il volersi ritirare ed altrove porre i suoi pensieri era cercar di chiuder tutta l’acqua del mare in una carraffa di vetro, con tutti quei modi che seppe il meglio, s’ingegnò di fare che il suo amore fosse da la gio¬ vane riconosciuto e, se possibil era, in qualche modo ricambiato.