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35° PARTE SECONDA non regolato affetto sia cagione. Pensando poi a cui io la de¬ vessi donare, non volendo che alcuna de le mie novelle resti senza tutela di padrone o padrona, e sovvenutomi che a tutti i piaceri da voi la vostra cortese mercé ricevuti non è mai stato sodisfatto, ancor che voi più tosto cerchiate far piacere altrui ed utile senza speranza di ricever ricompensa, ho voluto con questa novella a voi da me donata e al nome vostro scritta che il mondo conosca la gratitudine de l’animo mio, perciò che non potendo io con i beni de la fortuna sodisfarvi, almeno con l’opere de l’ingegno in qualche particella vi sodisfaccia. Degnate adunque per ora accettar da me questo picciolo dono, e come sempre fatto avete, tenermi nel numero dei vostri. Feliciti il nostro signor Iddio tutti i vostri pensieri. NOVELLA VII L'abbate Gesualdo vuol rapir una giovane e resta vituperosamente da lei ferito, ed ella saltata nel fiume s'aiuta. Si ritrovavano in Lodeggiana, nel luogo che si chiama il « Palazzo » vicino a l’Adda, molti gentiluomini che erano venuti a visitar la gentilissima e molto illustre eroina la signora Ippolita Sforza e Bentivoglia padrona del detto luogo, e ragionavano di varie cose, quando sovragiunse il piacevole e vertuoso genti¬ luomo il signor Annibaie Macedonio, il quale sentendo i ragio¬ namenti che si tenevano, disse: — Valorosa signora e voi signori miei, a quel ch’io sento voi ragionate de la varietà dei casi de l’amore, materia al giudicio mio che tutto ’1 di per gli strani avvenimenti che accadeno divien maggiore. E di nuovo è ella cresciuta per un mirabile e pietoso caso che a Napoli è acca¬ duto, come il signor Antonio mio fratello per sue lettere mi scrive. E poi che in simili parlari voi passate il tempo e veggio che nessuno ci è che voglia cosa alcuna di nuovo dire, il caso come sia seguito adesso vi narrerò. Dico adunque che deve oggimai, per quanto mi stimi, a tutti voi che in questa grata e dilettevole compagnia ragunati séte, o per udita o per veduta esser chiaro quanto la città di Napoli che fu sul lito del mare