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NOVELLA VI 345 questo alloggiamento a fine che io con più sicurezza e salvezza de |a vita mia capitassi a le vostre mani. — Con tutte queste pa¬ role che ella disse, non ci era perciò nessuno che la conoscesse; quando la madre ricordandosi d’un nevo che Ligurina aveva vicino a l’ombilico con sette o otto peluzzi neri come spento carbone, disse: — Se questa è nostra figliuola, io tantosto la rico¬ noscerò bene, perché ha un segno che non deverà mentire. — ¡7 già intenerita per l'amor materno che le viscere le com¬ moveva, piena di lagrime a Ligurina accostatasi e a lei che di grado si lasciò vedere, dislacciata la veste, vide il nevo come mille altre volte veduto aveva. Il perché più fisamente guardatala, conobbe certissimamente quella esser Ligurina che al sacco di Genova aveva perduta. Il perché al collo se l'awinchiò e pian¬ gendo diceva di quelle pietose parole che in simil casi l'amorevoli madri sogliono dire. E dando Ligurina degli altri segni pur assai, e dal padre e altri parenti che quivi erano, senza dubio bene fu riconosciuta. Ella dopo gli abbracciamenti e festeggiamenti reiterati più volte, disse: — Signori miei, egli non è a la libe¬ razione mia da perder tempo, perciò che se '1 signor Alfonso di questo caso s’accorge, quindi mi leverà e porrammi in parte che voi più non mi vederete. Eccovi qui le chiavi di tutti i suoi forzieri ove tutte le cose sue e le mie son riposte, ch’io nulla voglio del suo. Datele ad una di queste vostre schiave, la più fidata, che come egli venga a casa, gli dica che io son andata in alcun luoco che ella non sa e gli consegni le chiavi. In questo mezzo non si stia a bada né si perda tempo, ma cela- tamente, a ciò che per la via non sia conosciuta, menatemi ad un monistero di sante donne, perché io non intendo restar più al mondo, ma il rimanente de la mia vita servir a Dio. Ché se la mia gioventù è stata disonesta e con poco onor de la casa nostra, ben che sforzatamente in tal miseria sia vivuta, almeno per l’avvenir sia il viver mio tale, quale a la condizione del nostro parentado si conviene, e s'emendi con la conversazione e vita che io con l’aiuto del nostro signor Iddio farò, il cattivo e disonesto viver mio passato. Ma per Dio non perdiamo tempo, ché del tempo a bastanza poi averemo a discorrer i casi nostri. —