Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, II.djvu/334


NOVELLA IV 331 avevano venduta la figliuola e con quel guadagno s’erano man¬ tenuti, pattuirono col frate tutto ciò ch’egli volle, e la notte se¬ guente per pulcella gliela posero a lato. Ella seppe si bene quella notte macinare e tante carezze fece al nuovo amante, che egli sj fattamente se n’innamorò che senza quella viver non poteva; il perché ordinariamente seco ogni notte si giaceva. Il padre e la madre che dal frate traevano gran profitto, essortavano la figliuola a fargli carezze e saperlo intertenere. Cassandra lo fa¬ ceva volentieri, si perché il frate le scoteva gagliardamente il pelliccione ed altresi perché oggi una cosa e dimane un’altra ne cavava. Egli la mise in ordine molto bene di vestimenti e le apparò una camera con spalliere assai belle ed altri ornamenti, e le trovò una fanticella che la serviva. Era il frate grande de la persona e di viso delicato, ed essendo senza fine de la giovane innamorato e quasi mai da lei non partendo, se ne viveva molto allegramente e a la casa non lasciava mancar cosa alcuna. Da l'altra banda Cassandra da ogn’altra pratica distolta, attendeva al suo frate facendogli ogni di più carezze. Ma la fortuna che di raro può sofferire di lasciar una persona in prosperità, recò nuovo impedimento al piacer de l’amante. Aveva veduto un gio¬ vine gentiluomo veneziano un di Cassandra che era a la finestra, e giudicando quella esser bellissima, fece domandare chi ella fosse, e del tutto certificato, si propose far ogni cosa per acqui¬ star la grazia de la giovane. Onde mandò a chiamar il padre di Cassandra e dettogli di molte buone parole e promessogli di fargli aver certo ufficio che gli darebbe fin che vivesse da vivere, il pregò affettuosissimamente che volesse fare che egli potesse giacersi con la figliuola, e che le provederia assai più largamente che non faceva il frate. Parlò anco con la madre, e tanto disse e tante proferte fece che ella promise far ogni cosa a ciò che la figliuola lasciasse il frate. Devete sapere che in Vinegia i gentiluomini son senza fine rispettati, ed un popolare quantunque sia ricchissimo, a paro d’un gentiluomo non è da metter in conto alcuno, perciò che il corpo de la Signoria non si fa se non di gentiluomini, e tutti gli uffici cosi di Terraferma come de l’isole si dànno ordinariamente a loro; i quali quando