Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, II.djvu/317


PARTE SECONDA un tratto ciascuno si pose le mani agli occhi, e andando in quello egli per la villa s’accorse, mentre che i bòtti durarono, che nessuno si moveva dal luogo ove il suono còlto l'aveva, stando di continovo con gli occhi velati da le mani. Il perché parendogli che il suo avviso puntalmente avvenisse e gli suc¬ cedesse come imaginato aveva, un giorno ne l’ora del me¬ rigge che quasi tutti erano fuori ai lor lavori, avvenne che l’Or- solina con due secchie venne a pigliar acqua a la fontana in casa di don Faustino, si come per l'ordinario ella era usa di fare. 11 che veggendo messer lo prete e sentendo a la presenza de la giovanetta che l’augello griffone cominciava a levar la testa, subito mandò il suo chierico a martellar la campana. L’Or- solina che già aveva empito una secchia e l’altra dentro l’acqua attuffava, come senti il suono, cosi di subito abbandonata la sec¬ chia dentro la fontana, vide colà vicino al fonte sotto una log- getta un pagliaro di strame che don Faustino aveva fatto rac¬ cogliere e là sotto ricoverare per pascer un suo asinelio che in casa teneva per i suoi bisogni. Ella con le mani sugli oc¬ chi colà n’andò, e dato del capo dentro al pagliaro, stava aspet¬ tando che i bòtti de la campana cessassero. Don Faustino che vide andar la bisogna come desiderava, serrato l’uscio del cor¬ tile ove la fontana sorgeva, pian piano a la fanciulla accosta¬ tosi, destramente i panni le alzò su le schiene, ed avendo già il griffone drizzato il piviolo col quale si sogliono piantar gli uomini, prestamente nel debito solco per ciò fatto quello ascose, in guisa che don Gianni di Bartolo a la commar Zita attaccò la coda. E ben che la prima beccata de l’augello fosse con spar¬ gimento di sangue e l’Orsolina sentisse alquanto di noia, tuttavia avendo ella a mente che il ser aveva predicato che solamente agli occhi l’augello col suo becco noceva, sofferse con pazienza ed alquanto di gioia questa prima imbeccata. Era don Faustino di trentasei anni in tremasene, gagliardo e di forte nerbo; perché prima che levasse il becco da la dolce e desiderata pastura, con suo gran diletto e de l’Orsolina lasciò una altra volta pascer l’augello. La giovane che mai più simil piacer gustato non aveva, mentre che il griffone il becco quinci e quindi dimenava,