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298 PARTE SECONDA deveno più degli altri esser pieni di carità e compassione, avendo questo obligo da le loro instituzioni. I preti poi che hanno be¬ nefici e particolarmente attendono a le cose loro temporali, de- veriano tutti ardere di carità ed esser i più liberali e cortesi che si trovassero, perciò che sono quelli che meno hanno a consi¬ derare a la roba che nessun’altra sorte d’uomini, sapendo che dopo la morte loro i benefici che tengono e godeno non vanno per eredità, non gli potendo lasciar a lor volontà. E nondimeno — ahi vituperio del guasto mondo ! — pare che oggidì come si vuol dire uno avaro si dica un prete. E certo chi lo dice ha gran torto, perciò che la mala vita di tre o quattro non deveria macchiar l'onesto vivere degli altri, essendoci molti in questa nostra età preti da bene che santissimamente vivono e liberalmente dispensano i beni loro. Io direi che tra gli altri voi séte uno di quelli, ché sino da la vostra fanciullezza sempre séte stato nemi¬ cissimo degli avari e ché dopo che séte beneficiato vivete splen¬ didamente e largamente a' poveri e vertuosi donate. Ma io non vo’ su la faccia vostra lodarvi, tanto più essendo la liberalità vostra chiarissima. Ora tornando a questi preti avari i quali vorrebbero per loro soli trangugiare quanto hanno al mondo e non darebbero un pane per amor di Dio, dico che se talora vien loro fatta qualche beffa e se sono biasimati, che a me pare che lo meritano e che poca compassione si deve lor avere. Onde avendo questi di il vostro e mio anzi pur nostro Lucio Scipione Attellano fatto un solenne e sontuoso banchetto a la signora Bianca da Este e Sanseverina, ove intervennero molti gentiluomini e gen¬ tildonne, ragionandosi dopo il desinare di varie cose, il nostro dottor di leggi, che era uno degli invitati, messer Girolamo Ar- chinto, e che conoscete come è piacevole, narrò una bella beffa fatta a un avarissimo parrocchiano. La quale parendomi molto festevole io scrissi, e quella ho voluto mandarvi a ciò che dopo gli studi vostri de le civili e canoniche leggi, ne le quali séte eminentissimo come l'opere vostre stampate fanno ferma fede, possiate quella leggendo gli spirti vostri ricreare, se quella de¬ gna stimerete deversi da voi leggere; il che la vostra mercé mi persuado che per l'amor che mi portate voi farete. State sano.