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NOVELLA LVIII 287 rari e sublimi, sono forme celestiali e non asini da vettura. Ma vegniamo al fatto per cui mosso mi sono a ragionarvi di lui per mostrarvi che la vertu ancora appresso ai barbari è onorata. Era fra Filippo ne la Marca d’Ancojia, e andando un di in una barchetta con alcuni amici suoi a diportarsi per mare, ecco che sovragiunsero alcune fuste d'Abdul Maumen, gran corsaro alora de le parti di Barbaria, e il buon fra Filippo con i com¬ pagni fu preso, e tutti furono tenuti schiavi e messi a la ca¬ tena e in Barberia condotti, ove in quella miseria furono te¬ nuti circa un anno e mezzo, nel qual tempo in vece del pennello conveniva al Lippi a mal suo grado menar il remo. Ora es¬ sendo tra l’altre una volta fra Filippo in Barberia, non essendo tempo da navigare fu posto a zappare e coltivar un giardino. Aveva egli in molta pratica Abdul Maumen suo padrone, onde toccato dal capriccio, un giorno quello con carboni si natural¬ mente suso un muro ritrasse con suoi abbigliamenti a la mo¬ resca che proprio assembrava vivo. Parve la cosa miracolosa a tutti, non s’usando il dissegno né la pittura in quelle bande; il che fu cagione che il corsaro lo levò da la catena e comin¬ ciò a trattarlo da compagno, e per rispetto di lui fece il mede¬ simo a quelli che seco presi aveva. Lavorò poi fra Filippo con colori alcuni bellissimi quadri ed al padrone gli diede, il quale per riverenza de l'arte molti doni e vasi d’argento gli diede ed insieme coi compagni liberi e salvi con le robe a Napoli fece per mar portare. Certo gloria grandissima fu questa de l'arte, che un barbaro naturai nostro nemico si movesse a pre¬ miar quelli che schiavi sempre tener poteva. Né meno fu la virtù di fra Filippo tra noi riverita. Ebbe modo egli d’aver una bellissima giovane fiorentina detta Lucrezia, figliuola di Fran¬ cesco Buti cittadino, e da quella ebbe un figliuolo chiamato anco egli Filippo, che poi riuscì pittore molto eccellente. Vide papa Eugenio molte meravigliose opere di fra Filippo, e tanto l'amò, tenne caro e premiò che lo volle, ancor che fosse diacono, dispensare che potesse prender la Lucrezia per moglie. Ma egli non si volse a nodo matrimoniale legare, amando troppo la libertà.