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286 PARTE PRIMA figliuolo chiamato Filippo, che d'anni otto, essendo morto il padre né avendo come sostentar la vita, fu da la povera ma¬ dre dato a’ frati del Carmeno. Cominciò il fraticello in luogo d’imparar lettere, tutto il di ad imbrattar carte e mura facendo qualche schizzo di pittura; il che veduto dal priore e conosciuta l’inclinazione del fanciullo, gli diede comodità di darsi a la pittura. Era nel Càrmino una cappella di nuovo dipinta da un eccellente pittore. Piaceva ella molto a fra Filippo Lippi, ché cosi il fraticello era appellato, onde tutto il di v’era dentro con altri garzoni a disegnare, e gli altri di cosi gran lunga avanzava di prestezza e di sapere, che appo ciascuno che il conosceva era ferma ed universa! openione ch'egli ne l'età matura devesse riuscire pittor eccellentissimo. Ma fra Filippo nel fiorir degli anni non che ne l’età matura tanto s’avanzò e cosi divenne nel dipinger perfetto, che tante lodevoli opere fece che fu un miracolo, come in Firenze nel Carmeno e in altri luoghi oggidì si può vedere. Il perché sentendosi da molti lodare e rincre¬ scendogli la vita fratesca, lasciò l’abito da frate ancor che già fosse ordinato diacono. Fece molte belle tavole dipinte al ma¬ gnifico Cosimo de’ Medici, al quale fu di continovo carissimo. Era il pittore sovra modo libidinoso ed amator di femine, e come vedeva una donna che gli fosse piacciuta, non lasciava cosa a far per averla e le donava tutto ciò che aveva, e men¬ tre in lui questo umor regnava, egli nulla o poco dipingeva. Faceva fra Filippo una tavola a Cosimo dei Medici che egli voleva donar a papa Eugenio veneziano; e veggendo il Ma¬ gnifico che egli assaissime volte lasciava il dipingere e dietro a le femine si perdeva, volle tirarlo in casa, e ve lo tirò, a ciò che fuor non andasse a perder tempo, ed in una gran camera lo rinchiuse. Ma statovi a gran pena tre giorni, la se¬ guente notte con un paio di forbici fece alcune liste de le len¬ zuola del letto e da una finestra calatosi, attese per alquanti giorni a’ suoi piaceri. Il magnifico Cosimo che ogni di era solito vi¬ sitarlo, non Io trovando molto fu di mala voglia, e manda¬ tolo a cercare lo lasciò poi dipingere a sua volontà, e fu da lui con prestezza servito, dicendo egli che i pari suoi, d’ingegni