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278 PARTE PRIMA molti anni ne! regno d’Orano aveva mercadantato e ricercate assai regioni e luoghi di Affrica. Egli per esser uomo che di molte cose rendeva benissimo conto e molto agli auditori da cui volentieri era ascoltato sodisfaceva, essendo in Milano ed avendo co! gentilissimo Attellano cenato, a la presenza d’alcuni altri gentiluomini che di brigata erano la narrò. Per questa novella, signora mia, voi conoscerete che anco sovente tra le nazioni barbare s'usano de le lodevoli cortesie. Degnate adunque con la solita vostra umanità e gentilezza accettarla e farmi questo favore che io del vostro nome possa prevalermi. E basciandovi le dilicatissime mani, ne la buona grazia del valoroso vostro consorte, il signor Rodolfo Gonzaga marchese, e vostra inchi¬ nevolmente mi raccomando. State sana. NOVELLA LVI1 Una cortesia usata da Mansor re e pontefice maomettano di Marocco ad un povero pescatore suo soggetto. Non accade, signori miei, usar meco queste preghiere con tanta cortesia ed umanità a ciò che io alcuna cosa notabile di quelle che in Affrica ho vedute vi narri, oltra quelle che già da me udite avete, ché cose pur assai d’essi affricani e dei costumi loro e de la varietà de le lor religioni v’ho dette. Essendo adunque io prontissimo di farvi cosa grata, vi dico che quando io era fan¬ ciullo, non passando ancora quindeci anni, mi partii da Genova mia nobile e famosa patria ed in compagnia di messer Niccolò Cattanio gran mercadante navigai in Barbaria, e seco arrivai nel regno e città d’Orano posta sul mare Mediterraneo, ove praticano assai i nostri genovesi e v’è una contrada nomata da tutti la « loggia dei genovesi ». Era il Cattanio in grandissimo credito in quella città e molto accetto al re di quella, ed aveva molti privilegi ed immunità ottenute da lui, il perché merca- dantava e maneggiava gli affari suoi con grandissimi avan¬ taggi. Quivi io molti anni dimorai ed appresi benissimo la lingua loro e medesimamente i lor costumi, onde insieme con alcuni