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IL BANDELLO

a la molto illustre e vertuosa eroina

la signora

isabella gonzaga

di Povino


Io rivolgeva questi di molte de le mie scritture che in un forziero senz’ordine erano mescolate si come a caso quivi dentro erano state gettate. E venendomi a le mani alcune mie novelle che ancora non erano state trascritte né collocate sotto la tutela d’alcun padrone o padrona miei, restai forte smarrito che ancora a voi nessuna donata ne avessi, avendone di giá dedicate a questi ed a quelle piú d’un centinaio; onde me stesso accusai di tras- curaggine ed inavertenza grandissima, ché tanto tardato avessi a mandarvene una in segno de la mia riverenza ed osservanza verso voi. Ché certamente io mi confesso degno di castigo non picciolo, essendo troppo al mondo manifesto il debito ed obligo che io ho a la felice ed onorata memoria del valoroso signor Pirro Gonzaga e de la gentilissima signora Camilla Bentivoglia, vostri onoratissimi padre e madre, che tanto m’amavano e tutto il di con nuovi benefíci m’obligavano, e mentre vissero furono da me secondo le debolissime forze mie sempre tenuti in quella riverenza che io seppi la maggiore, come ne le stanze mie si vederá che io in lode ho composte de la vostra nobilissima sorella dal mondo riverita e da me santissimamente amata, la signora Lucrezia, le quali in breve saranno publicate, ove anco vederete il nome vostro essere celebrato. Ora per emendar il fallo da me commesso, ve ne mando una d’esse mie novelle, la quale giá lungo tempo è che dentro le case del signor Lucio Scipione Attellano fu narrata da messer Niccoloso Baciadonne, che