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2 6>4 PARTE PRIMA piacendomi molto più il generoso animo di Giulio Cesare, per¬ petuo dittatore che fu il primo che partorì l’imperio romano, il quale mai cosa veruna non si smenticava se non l'ingiurie e molto facile era a perdonarle. E veramente se per vendicar la morte del fratello, figliuolo o amico, il morto si potesse ri¬ tornare in vita o una ricevuta ingiuria fare che fatta non fosse, io direi che senza rispetto veruno l’uomo devesse vendicarsi. Ma non seguendo nessuna di queste cose, mi par che prima che si venga a giunger male a male, l’uomo deverebbe molto ben discorrere il fine che ne può seguire; e tanto più che es¬ sendo cristiani e volendo esser degni di sì glorioso nome, deb¬ biamo esser imitatori dì Cristo che il perdonar ai nemici ci comanda. Ma io non voglio più oltra dire, perciò che a scrivervi non mi mossi per predicare ma per mandarvi questa istoria. State sano. NOVELLA LV Un castellano trovata la moglie in adulterio col suo signore gli ammazza, ond'egli con molti altri è miserabilmente morto. Egli in effetto è gran cosa che ordinariamente il più dei nostri ragionamenti si veggiano cascare a parlar dei casi amo¬ rosi, e massimamente quando il nostro vertuoso messer Gian Battista Schiaffenato ci è di compagnia, che sempre ha alcuna bella rima amorosa o epigramma o elegìa de le sue dotte com¬ posizioni da recitare. E perché s’è detto che un innamorato mai non deverebbe adirarsi, dico che l’adirarsi in ogni cosa sta male, quando il furor de l’ira adombra il lume de la ragione, perché il più de le volte l’uomo che da l’ira è vinto fa stra¬ bocchevoli errori che poi cosi di leggero non si ponno emen¬ dare, come in una mia istoria che raccontarvi intendo, aperta¬ mente vedrete. Si vuole l’uomo adirare ne le cose mal fatte, ma con temperamento, non lasciando trascorrer la còlerà fuor dei debiti termini. Se mi dirà alcuno che sia cosa più facile a dire che a fare, io lo confesso; ma ben gli ricordo che la vertù consiste circa le cose difficili, e dove ne l’operare è maggior