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NOVELLA L1V 2ÓI Credi tu eh’ io voglia sopportare che un par tuo goda la mia donna? 10 la voglio, intendemi bene, e ti farò costar caro ciò che fatto m’hai. — Pensate sequeste pappolate davano da rider a la brigata, non s’accorgendo egli che faceva come coloro che sputano contra 11 cielo e lo sputo gli cade in faccia: egli appellava Gian Maria « becco » e non s’avvedeva che questo era suo proprio nome. Andò cosi mal concio il medico a casa, ed assettatosi a la meglio che puoté, si presentò a monsignor lo vescovo e propose la sua querela. Il vescovo ordinò che il vicario facesse ciò che di ragione era da fare. Il che il vicario fece diligentissimamente, e citate le parti e datole conveniente termine a provar le lor ragioni, poi che il processo fu autenticamente finito, col conseglio d'al- cuni dottori che aveva chiamati pronunziò sedendo prò tribu¬ nali, ed a Gian Maria comandò che restituisse la Domenica al Boientis, ma che si ritenesse i venti ducati per le spese che fatte le aveva, e cosi come egli tolse la Domenica gravida del Boientis medesimamente che il Boientis la ripigliasse gravida di lui, a ciò che la cosa andasse di pari. Il nato figliuolo fu giudicato al Boien¬ tis; o maschio o femina che nascesse, a Gian Maria; e che tra i dui rivali si facesse pace: il che si fece. Il Boientis tutto alle¬ gro de la vittoria si vesti di scarlatto e si mise una cuffia nuova in capo a ciò che il cimiero non si vedesse, e con gran festa a casa si menò la moglie ed il figliuolo, la quale indi a pochi mesi partorì un altro maschio che a Gian Maria fu dato. Né per que¬ sto è men cara al medico la moglie, anzi per bella e buona se la tiene, credendosi aver beffato la madre di lei c Gian Maria. Ed a chiunque gliene parla narra tutta l'istoria cosi allegramente come se avesse trovato un ricco tesoro, e non s'accorge, il po¬ vero uomo e stroppiato del cervello, che egli è restato con la vergogna e beffe e col danno dei venti ducati. ■ IL BANDELLO al magnifico signore il signor G1ANGIROLAMO CASTIGLIONE Io credo certissimamente che se mille volte il di si ragio¬ nasse degli strabocchevoli casi che per l’irregolato amore oc- correno e degli errori che gli uomini accecati da la pungente passione de l’ira commettono, che tutto il di alcuna cosa nuova ci sarebbe da raccontare. Onde questi giorni essendo ne la con¬ trada di Brera, nel giardino amenissimo e bello del nostro dot¬ tore messer Girolamo Archinto, una buona compagnia di gen¬ tili spiriti, e dopo alcuni ragionamenti di cose di lettere essen¬ dosi entrato a ragionar dei casi amorosi, il signor Cesare Triulzo, giovine di buone lettere e d’ottimi costumi ornato, la cui conver¬ sazione quanto più è frequentata vie più diletta e più si desidera, lasciando sempre più desiderio di sé ne l'ultimo che nel principio non promette, narrò al proposito di cui si parlava una istorietta piena di compassione e di pietà. E perché mi parve degna di memoria e