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NOVELLA LIV beffati, par senza dubio alcuno che bene gliene avvenga, e come proverbialmente si dice, qual asino dà in parete tal riceva. Dico adunque che al presente si ritruova in Brescia uno Stefano ve¬ nuto di Val Trompia chiamato da tutti il Boientis, perciò che né per altro nome né per cognome sarebbe conosciuto. Questo es¬ sendo ancora giovinetto ed avendo pur a la scola apparato leg¬ ger e scrivere ed attaccatosi il calamaio a la cintola, si pose per scrivano a la banca d'un notaio di cui qualche scrittura copiava, ed attendeva a farsi pratico di saper formare queste scritture communi, e a le volte or una or un'altra ne faceva traendone qualche profitto, di maniera che in poco di tempo egli si credette esser gran maestro in quell’arte. Onde non volendo più altrui servire, tanto fece e disse con l’aita d’alcuni cittadini che di¬ venne notaio, ancora che molte fiate egli scrivesse di quelle scrit¬ ture che poi egli stesso non sapeva né intender né leggere. Tut¬ tavia cominciò a mettersi innanzi, ché è più presuntuoso che le mosche, e molto si rendeva piacevole a chi del suo mestieri lo richiedeva, ancor che di rado fosse richiesto, se non era da qual¬ che povero contadino che non fosse ne la città ben pratico o che non lo conoscesse. Fece il Boientis dui o tre anni quest'ufficio, le cui sciocchezze che in quei di avvennero per ora non intendo narrarvi, ché tante e tali sono che di leggero non se ne verrebbe a capo. Ora avvenne che essendo in quei giorni la città nostra in mano di Massimigliano Cesare, egli la diede in guardia agli spagnuoli che in quei tempi in Italia in favore de l'imperadore contra i francesi ed i nostri signori veneziani guerreggiavano. E cominciando i veneziani a ricuperar quello che in Terraferma avevano cosi miseramente perduto, posero l’assedio intorno a Brescia, di modo che ne la città al grido de l’arme e al terribil rimbombo de l’infernali bombarde cessero le sante leggi e a le sentenzie dei giudici si pose silenzio, perciò che essendo la città di soldati tedeschi e spagnuoli piena, in palazzo niente si faceva. Il Boientis in quel tempo, poi che la penna niente gli profittava, si trovò pur assai di mala voglia e non sapeva che farsi, non po¬ tendo de la città partirsi. E come scioperato andava vagabondo per la città e sovente a le mura, ove di continovo si riparava per