Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, II.djvu/246


NOVELLA LIII •243 avvedutosi, tardi pentito d’aver preso una moglie cosi giovane, conoscendosi vecchio e mal in ordine a poterle sodisfare, di lei in modo ingelosi che non sapeva ove dar del capo. Egli era negli affari de la città molto da' suoi cittadini adoperato e sovente eletto dal comune consiglio 'per ambasciatore al duca Filippo, il quale esso dottor vedeva volentieri per averlo do¬ mesticamente praticato alora che vivendo il duca Gian Maria suo fratello, egli sotto titolo di conte Pavia possedeva. Quando poi il dottore dimorava a Pavia, tutto il tempo consumava per i suoi clientuli, ora dando lor udienza, ora comparendo innanzi al podestà ed ora al tribunale del ducal commessario e governatore. L’amore ch’egli portava a la moglie, o per dir meglio la fiera gelosia eh’acerbamente il core gli rodeva, lo sforzava che egli di continovo come un nuovo Argo veg- ghiasse, e stando il di e la notte appresso lei, l’azioni di quella diligentemente considerasse. Da l’altra parte la superbia e la te¬ meraria ambizione che meravigliosamente sopra di lui potevano, l’astringevano ad attender a le cose de la sua patria e non mancar a questi e quelli che tutto il di per consiglio, favore ed aita a quello ricorrevano. Onde più poter ebbe in lui la su¬ perbia e l’ambizione che tutto il resto. Nondimeno non ces¬ sando mai il pungente ed acutissimo stimolo de la gelosia di pungerlo e miseramente cruciarlo e con mordacissimi pensieri affligerlo, per assicurarsi de la móglie quando andava fuor de la città o de la casa, fece di modo conciar tutte le finestre che sovra la via guardavano che da quelle non si poteva veder per¬ sona alcuna. E perché tutto il giorno la casa stava piena di gente, fece far ne la camera terrena del suo studio un uscio tra la pusterla e la porta, a fine che nessuno avesse occa¬ sione d’entrar dentro il corti! de la casa. Ordinò poi a la mo¬ glie che a modo veruno non smontasse le scale, non volendo che ella praticasse ne le stanze terrene; del che la mal maritata Cornelia se ne viveva in tanto e si fatto fastidio che n’era per impazzire. A le messe andava solamente le feste, e bisognava che andasse la matina a buon’ora a la prima messa che nel far del giorno a la parrocchia si diceva, e da un servidore per