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IL BANDELLO

al molto magnifico signore

il signor

pietro marcano


Ebbi non è molto lettere da Roma da mio padre, il quale mi scrive de la gratissima accoglienza che voi fatta gli avete con tante cortesi offerte, il giorno che egli era venuto a far riverenza a T illustrissimo e reverendissimo signor Pompeo Colonna cardinale mio signor e padrone. Io aveva assai largamente, quando voi eravate in Milano con il nostro commun padrone l’eccellentissimo signor Prospero Colonna, conosciuto ed espe- rimentato la cortesia vostra ed insieme la liberalitá e quanto séte magnanimo; il che mi v’aveva reso infinitamente ubligato. Ma ora ciò che fatto avete a mio padre, che fuoruscito di casa sua senza punto di colpa se ne dimora in Roma, m’è cosí entrato nel core e tal nodo ha agli altri oblighi aggiunto che io confesso non esser possibile che uomo al mondo, per qual ricevuto beneficio che si sia, possa trovarsi piú obligato di quello che io sono al mio magnanimo e nobilissimo Margano. E perché, come altre volte in Milano vi dissi, in me forze non sono per sodisfar a cotanti e cosí estremi oblighi, non so io che altro fare se non che per fuggire l’abominevol vizio de la ingratitudine mi confessi debitore, ed ove il poter non è, mostri almeno l'animo esser pronto e grato. Il che con questa mia faccio. Ora se non fosse che da me la grandezza de l’animo vostro è conosciuta, io mi sforzarci con belle ed accomodate parole quanto piú mi fosse possibile di ringraziarvi. Ma io so che vie piú stimate far piacer ed utile a qualunque persona si sia che da altri riceverne. Nondimeno a ciò che possiate vedere che io di voi sono ricordevole, v’ho scritta questa mia che con una de le M. Bandello, Novelle.