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NOVELLA LI 231 legati, come fanciulli governargli. Ma al mal de la gelosia né Galeno né Ippocrate né quanti mai medici furono, hanno ancor potuto ritrovar rimedio alcuno. E credo che solamente la morte sia la vera medicina del geloso. Pertanto divotamente io prego Iddio che per liberar il mondo di tahta peste mandi tutti i ge¬ losi in paradiso. Ché se il crudelissimo e scelerato albanese fosse dui anni sono andato in cielo, egli non averebbe si solenne e nefandissima pazzia commessa, come da fiera gelosia accecato fece, e la bella e gentilissima greca con le sue bellezze e leggiadri costumi farebbe ancor onor a questa nostra città. Furono molti epitaffi posti su la sua sepoltura, tra i quali uno ora m’è a la memoria sovvenuto, non perché sia il più bello, ma perciò che per esser in versi m’è più restato in mente. Il quale mi par di dirvi e con la recitazione di quello finir oggimai il mio parlare. Dice adunque: La greca ch’ebbe il titol d’esser bella per cui sossopra il mondo fu rivolto, a par di questa fu men bella molto, com’è del sol men vaga ogn’altra stella. E se famosa di beltà fu quella, di grazia e d’onestade in sé raccolto ebbe il pregio costei di cui sepolto il casto corpo giace in questa cella. Ebbe un marito, oimè, crudo e feroce che fuor di modo ingelosito s’era senza ragion aver del suo timore; che con man omicida orrenda e fiera uccidendo se stesso, a simil croce la moglie ancise ch’innocente more. •>