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224 PARTE PRIMA su ed andar a far i fatti suoi. La donna l’abbracciò strettissima¬ mente e basciandolo gli diceva: — Deh, vita mia, non ti partir cosi tosto. Non vedi che ancora non è tempo d’andar a far coteste tue provigioni? Ma tu, lassa me! mi vuoi poco bene e m’accorgo eh’ io ti sono in fastidio. Restati ancora mezz’ora meco. — Marco le rispose che ella era errata, perché l’amava più che gli occhi propri e che tutto il suo piacere era starsi seco giorno e notte, ma che l'ora era tarda; e ribasciandola si levò per partirsi. La donna il prese per la camiscia e lo tirò si ruvidamente che gliela stracciò indosso. Marco adirato le diede dui mostaccioni. Veggendolo la donna in còlerà, cominciò fieramente a lagrimare e dirgli: — Certo io m’accorgo bene che tu punto non m’ami. Almeno sapessi io di farti piacere morendo, che non starei un'ora in vita. Vuoi tu ch’io ti contenti e ch’io mora? — Marco a cui ancora l'ira non era acquetata e si vestiva, le rispose che se voleva morire che morisse, ché poco dei fatti suoi si curava. La donna alora senza pensarvi più — Ecco — rispose — che per farti piacere io me ne morrò, — e col capo avanti si gettò in terra di letto il quale non era perciò molto alto. Nondimeno la sfortunata donna si fiaccò miseramente il collo e subito mori. Marco sbigottito di simil caso la prese e la messe sovra il letto, e veggendo che ella non moveva né piede né mano, dolente oltra modo ed amaramente piangendo domandò la fante de la Malatesta e le mostrò la sua donna morta. La fante gridando fu cagione che alcune donne sue vicine che del corpo servi¬ vano ai bisognosi vennero al romore e cominciarono a biasimar gli italiani. In questa Marco parti e trovato l’Aieroldo gli narrò la disgrazia de la danna. Egli v’andò e trovate le donne che cantavano degli italiani, le cacciò di casa e andò a trovar l’uf¬ ficiale de la giustizia, il quale veduto il corpo e non vi trovato né ferita né altro male, diede licenzia che fosse seppellito; il che l’Aieroldo fece fare. E Marco restò molti mesi di malissima vo¬ glia. E nel vero gran cosa mi pare che in donna di simil sorte si trovasse si fervente amore che per compiacer al suo amante l’inducesse omicidiale di se stessa, se amore perciò si de’ chia¬ mare e non più tosto dissordinato appetito e pazzia.