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NOVELLA XLIX 217 la vertù sua dimostrare, prendendo chi opera una meravigliosa delettazione ed ogni di più animandosi a produrre frutti di sé degni. E tanta e tale è la fortezza sua che se bene, come le cose mondane sono instabili, ella diventasse, bersaglio di con¬ traria fortuna e fosse ogni giorno saettata, conquassata, ferita e straziata da casi fortunevoli, ella nondimeno sta tuttavia salda e punto non si piega, anzi come immobilissimo scoglio contra le minacciose onde marine saldissima se ne dimora. Onde non ponno né gli stati né le ricchezze dimostrare che chi gli pos¬ siede, se è d’animo basso e vile, sia nobile e gentile; si come per il contrario la povertà non può rintuzzar un animo generoso e magnanimo. Questo dico io considerando tra me la grandezza e generosità e la prestantissima natura di Carlo Montanino e di Angelica sua sorella, giovanetta per mio giudicio, quale egli si sia, senza parangone, nei petti dei quali la rovina de la famiglia loro non ha mai potuto ammorzar l'innata cortesia che sempre v’alberga. Onde non posso se non riprender gli avi miei che per una mischia a caso occorsa abbiano con ogni loro sforzo dato opera d’estinguere cosi nobil famiglia come è la Montanina, ne la quale se altri mai nati non fossero che Carlo ed Angelica sua sorella, dotati di si peregrino, cortese e nobil animo, merita senza dubio esser tra l’eccellenti schiatte de la nostra città col¬ locata. E pure ho inteso io esservi stati molti e molti splendidi ed onorati cavalieri, i quali sempre a beneficio, utile ed onore de la patria si sono affaticati quando è occorso il bisogno. Ora quale e quanta sia stata la cortesia di Carlo e d’Angelica, non vi rincresca d’ascoltare. Egli è il vero che a me sommamente, sono molti di, piacquero la bellezza e gli onesti modi che io vedeva in Angelica; dilettandomi di vagheggiarla quando agio ne aveva, fieramente di lei m’innamorai. Ma per la nemicizia che era tra noi non sono stato oso questo mio amore a per¬ sona palesare. Avvenne in questo che essendo, come tutti sa¬ pete, accusato Carlo d'aver fatto contra lo stato e non si po¬ tendo egli giustificare, che la Signoria lo condannò a pagar mille fiorini, e non gli pagando in spazio di quindici di, a per¬ derne il capo. Veggendo io che i parenti suoi non facevano motto