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NOVELLA XLIX 201 che de l'antico patrimonio dei suoi altro non aveva che quel podere in contado e il palazzo in Siena e con quello sé e la sorella parcamente sostentava, e non sapeva ove un’altra pos¬ sessione ritrovare, gli fe’ risposta eh« vender non la voleva per modo alcuno. 11 cittadino che era uomo maligno e appetitoso de la roba altrui, prese tanto odio contra Carlo che si deliberò rovinarlo e cacciarlo del mondo. Era in quel tempo la maggior parte de la nobiltà di Siena confinata fuor de la città, e quelli che reggevano, ed erano popolari, odiando sommamente i no¬ bili, fecero una legge che qualunque persona tenesse pratica con i confinati per procurar loro il ritorno a la patria pagasse mille fiorini, e non avendo da pagare gli fosse mózza la testa. Ora il maligno cittadino veggendo non poter ottener l’intento suo da Carlo, ordi un trattato a dosso ad esso Carlo e per mezzo di falsi testimoni il fece accusar a la Signoria e provare com'egli aveva tenute pratiche contra gli statuti de la città. Il perché Carlo fu preso dai sergenti e condotto a le prigioni pu- bliche. Il ribaldo cittadino che non s’era scoperto nemico di Carlo, ma navigando sotto acqua si fingeva amico, mostrò ado¬ perarsi in favor di quello, di modo che Carlo fu condennato a pagar fra termine di quindici di mille fiorini, e non gli pa¬ gando che ne perdesse il capo. II povero giovine veggendosi a questo termine ridutto, avendo pur desiderio naturale di vivere come tutti gli uomini hanno, pensò essergli necessario ven¬ der il suo podere, e dei mille ducati pagar i mille fiorini de la condannagione e prevalersi del sovra più in altri bisogni. Fatta questa deliberazione, mandò per un sensale a offerire al citta¬ dino predetto la sua possessione per il prezzo che altre fiate esso cittadino aveva voluto comperarla. Andò il sensale e fece l’ufficio che gli era stato imposto. Ma l’ingordo cittadino che vedeva Carlo esser ridotto al verde e ne l’acqua fin a la gola, disse che più non voleva la possessione, e che pure quando avesse animo di pigliarla, che non la pagarebbe un soldo di più di settecento fiorini. Ritornò il sensale con questa trista resolu¬ zione a Carlo, il quale avendola udita comprese assai chiara¬ mente il fellon animo ed avaro del cittadino. Il perché cangiando