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NOVELLA XLIX >99 vero sono degne del nome de la magnificenza. Ma io voglio che prendiamo in questi nostri domestici e piacevoli ragiona¬ menti alquanto di libertà e che per ora non separiamo il nome del liberale dal magnifico, e che seguitando le pedate del nostro gentilissimo Boccaccio, parliamo d’amore e veggiamo quanto magnificamente con liberalità lodevole un gentiluomo operasse; e l’atto degno di lode che fece lasceremo poi giudicare ai filo¬ sofi se magnifico, liberale o cortese si deve nomare. Noi imi- taremo i padri che insieme con le mogli fanno e genérano i figliuoli e, secondo la costuma de la Francia, lasciano la cura ai compari che gli mettano quel nome che più loro aggrada. Non sono adunque ancora molti anni, per cominciarvi a narrar la mia istoria, che in Siena, città nobilissima e antica di To¬ scana, furono due nobilissime famiglie per antichità e ricchezza riguardevoli molto e di grandissima stima, che furono quella dei Salimbeni e quella dei Montanini, ne le quali ebbero uo¬ mini in ogni sorte di vertù eccellenti. Si fece un giorno una solenne caccia di cervi e di cinghiari, a la quale intervennero assai giovini de l’una schiatta e de l’altra, tutti benissimo ad ordine e bene a cavallo. Ora avvenne che fu da’ cani morto un fiero cinghiaro, e questionando, come si fa, tra loro de la prodezza dei cani, e volendo ciascuno tener la ragione dei suoi e dire che di quelli uno era stato primo che il cinghiaro aveva animosamente assalito e morso, e non vi s’accordando gli altri, vennero da parole a fatti e con l'arme ignude a menar le mani di cosi fatta maniera che uno dei Montanini uccise uno dei Sa¬ limbeni. Per questo omicidio nacque una crudelissima nemicizia tra queste due famiglie, onde si fattamente andò innanzi che de l'una parte e de l’altra molti ci furono morti, e a la fine i Montanini furono quasi ridotti al niente cosi degli uomini come de le ricchezze. Essendo poi per spazio di tempo le ingiurie andate in oblivione ed ammollita la passata durezza nei cori di coloro che in Siena dimoravano, occorse che tutta la famiglia dei Montanini era venuta in un giovine chiamato Carlo di messer Tomaso, il quale si trovava una sua sorella, senza più. Aveva egli in valle di Strove una sola possessione assai bella che era