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NOVELLA XLV molto si diletta di apparare la lingua nostra e di già v’ ha fatto assai buon principio, ché come potete aver sentito, ella ne parla assai, questa matina levandosi ella m’ha caldamente imposto che io le ritrovi qualche bella rima toscana; che oltra quei libri in lingua italiana stampati che ci sono, ella vederia volentieri qualche bella cosa di quelle persone dotte che ai nostri tempi compongono, e massimamente averebbe caro veder de le belle rime, de le quali io so che voi ve ne dilettate e penso ne deb¬ biate aver copia. Pertanto m’è parso ricorrermi a voi e stret¬ tamente pregarvi che voi vogliate far parte de le belle rime che avete a essa madama, perché le ne farete cosa molto grata ed accetta, ed io ve ne resterò per sempre obligatissima, oltra che a quella farò sapere quando a lei le presenterò che io da voi le averò avute. Il che, amando essa reina la nazion nostra come ella fa, ché ci vuol gran bene e molto ci favorisce, non potrà se non qualche occasione esservi di profitto. — Messer Filippo come seppe il meglio ringraziò la donna e si le disse: che egli poche cose in Ispruc aveva di quelle che ella ricercava, ma che portava ben ferma credenza di ritrovarne pur assai appo quei gentiluomini che a la corte seguivano, e che ci userebbe ogni diligenza per ricuperarne più che fosse possibile; ma che fra questo mezzo le daria quelle poche che aveva e che quella sera medesima le recheria. E pregandola che lo tenesse in buona grazia di madama la reina, si accommiatò da lei e andossene diritto a l’albergo ove era alloggiato e quivi cominciò con di¬ ligenza a rivolger le sue scritture. Egli era tutto pieno d'alle¬ grezza per cotal occasione. Ora egli tra le sue carte altre rime che a quello paressero degne d’andar in mano di tanta donna non ritrovò se non una terza rima o capitolo, come dir vogliamo, che aveva composto il molto gentil e vertuoso dottore di leggi e poeta eccellente messer Niccolò Amanio da Crema, il quale tutti devete mentre visse aver conosciuto o almeno per fama sentito ricordare, il quale ne le composizioni de le rime vol¬ gari fu in esprimer gli affetti amorosi a questa nostra età senza pare. E perché questo capitolo de l’Amanio era tanto a pro¬ posito di messer Filippo e del suo amore quanto si possa