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IL BANDELLO

a l’illustre signora

emilia pia di montefeltro


Questi dí, come sapete, la molto bella e vertuosa signora Ippolita Torella, moglie del signor conte Baldassar Castiglione, essendo di parto del suo figliuolo il conte Camillo, fu, come è la costuma, da tutte le gentildonne e gentiluomini mantovani tutto ’l di visitata. E se vi ricordate, essendovi voi insieme con l’illustrissima signora Isabetta Gonzaga, giá moglie del signor Guido d’Urbino, per alcune lettere che riceveste fu necessario partirvi. E dopo la vostra partita venne non so chi, il quale disse di certo berrettaio che si era per gelosia d’una sua innamorata ammazzato. Alora messer Antonio Filoseno, giovine di buone lettere latine e greche dotato, che insegnava al signor Galeazzo Gonzaga del signor Giovanni, pigliando la parola disse: — Deverebbero pur oggimai questi infortunati amanti apparare un poco di senno ed esser ne le loro operazioni piú moderati, avendo tutto il di innanzi agli occhi gli strabocchevoli errori che fanno costoro che da le passioni amorose cosí di leggero si lasciano vincere. Ma né piú né meno giova loro il veder o sentire le trascurate pazzie che gli innamorati fanno, che giova ai ladri e micidiali veder piantate le forche per le strade e spesse volte il manigoldo castigare il malfattore ora con la fune ed ora con la mannara, essendovi spesso di quelli che, mentre che il boia avvinchia l’unto capestro al collo d’un ladrone, rubano le borse a quelli che stanno a veder la giustizia che si fa. Cosi questi poveri amanti, ancor che conoscano di quanto male il non ben regolato amore sia cagione, correno nondimeno a darvi a sciolta briglia de le mani e del capo dentro, come non è molto che ne la mia patria di Cesena avvenne. — E pregato da la compagnia che, poi che altro non ci era